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18 ottobre 2010

All’Unical l’incontro tra Educazione e Comunicazione

Ragazzi e media. Con questo titolo si terrà il 19 ottobre presso l’University Club (campus di Arcavacata) un seminario di studi sul cyber-bullismo, tema di interesse crescente tra gli studiosi degli effetti che le nuove tecnologie hanno sullo sviluppo sociale e cognitivo, in particolare negli adolescenti.

Il seminario si colloca al termine di un progetto attuato dall’ Università degli Studi della Calabria in collaborazione con la Fondazione Carical(Cassa di Risparmio di Calabria e di Lucania), ed è proposto dal Dipartimento di Scienze dell’Educazione che da anni è impegnato in tale direzione anche attraverso l’attivazione di un corso di Laurea Specialistica in Media Education.

L’iniziativa – Dopo i saluti del Rettore, prof. Latorre, del Presidente della Fondazione Carical, prof. Bozzo e del Direttore dell’Ufficio Scolastico Regionale, dott. Mercurio, ci saranno le introduzioni delle prof.sse Giovannella Greco e Angela Costabile. Seguiranno le relazioni del prof. Piermarco Aroldi, dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, che ha partecipato al Progetto Europeo EU Kids Online(ancora in corso e che terminerà nella primavera 2011). A seguire l’intervento diPeter K. Smith, professore di Psicologia al Goldsmiths College di Londra e coordinatore del progetto COST (European Cooperation in
science and technology) azione IS0801
Cyberbullying: Positive uses of new technologies, in relationships in educational settings” che coinvolge 27 paesi europei e verso il quale non manca il contributo della stessa Unical attraverso l’attuazione di corsi di formazione rivolti a docenti, educatori e genitori.

Un vecchio fenomeno in un nuovo contesto – Per ciberbullismo s’intendono azioni aggressive e intenzionali eseguite persistentemente mediante mezzi elettronici, da una persona singola o da un gruppo, con il deliberato obiettivo di far male o danneggiare una persona che non può difendersi facilmente. La definizione di Peter K. Smith conserva le caratteristiche portanti del già noto bullismo, e tuttavia la persistenza e l’intenzionalità delle aggressioni, insieme con l’asimmetria del rapporto carnefice-vittima e la sensazione di impotenza in cui quest’ultima è costretta, devono essere pensate nel contesto comunicativo mediato dal computer e negli ambienti relazionali della Rete.

Il contesto delle interazioni in internet non è affatto neutro: in internet non si riproduce esattamente ciò che avviene nell’interazione di persona e tuttavia le relazioni sociali in rete non appartengono ad un mondo falso e lontano dal “reale”! Certa letteratura in materia ha spesso descritto la socialità in rete come qualitativamente inferiore a quella che avviene faccia a faccia spiegando tale povertà in termini di scarsa informazione sul contesto sociale dei partecipanti all’interazione mediata e scarsa strutturazione di norme comportamentali condivise. Altri studi hanno dimostrato invece come nei vari ambienti relazionali di internet l’anarchia comportamentale e la prevaricazione gratuita non siano affatto le regole del gioco e che i contesti on-line e off-line tendano normalmente ad integrarsi.

Dunque il dibattito è assolutamente aperto e la sinergia tra accademici ed educatori, l’educazione e la comunicazione deve neccessariamente produrre nuove indicazioni per nuove politiche culturali che rinnovino la consapevolezza di cosa significa crescere correttamente negli anni Zero.

Raffaele La Gala

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