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4 ottobre 2010

Università di Messina: Conferenza di ateneo sulle istanze del movimento dei ricercatori

Il Rettore prof. Francesco Tomasello, ha aperto, nell’Aula Magna dell’Università di Messina, i lavori della Conferenza d’Ateneo su “Le istanze del movimento dei ricercatori patrimonio della Comunità Accademica dell’Ateneo di Messina al servizio dei giovani e del territorio”.
Tra i primi interventi quello dell’on. Vincenzo Garofalo che ha fatto il punto sull’iter della Riforma Gelmini.

Questo l’intervento del Rettore:

“Questa Conferenza di Ateneo ha preso le mosse dalle riflessioni suscitate dal movimento dei ricercatori ed è stata voluta dal Senato Accademico per condividere i valori e le tensioni ideali di cui essi sono portatori come patrimonio comune del corpo accademico.

Si intendedare espressione al disagio largamente avvertito e alle diffuse preoccupazioni per il presente e per il futuro dell’Università italiana, considerato il significato della sua missione di alta formazione e di ricerca al servizio dei giovani e del territorio.

In questo contesto, non possono essere trascurate dalla Comunità accademica, dalle diverse forze istituzionali e sociali, dall’opinione pubblica le aspettative per il riconoscimento del ruolo dell’Università nello sviluppo scientifico e tecnologico del Paese e nella formazione della futura classe dirigente, le incertezze per la grave decurtazione delle risorse finanziarie, il bisogno di garantire una Università pubblica ed autonoma, la esigenza di assicurare meccanismi certi e non casuali di progressione di carriera e di reclutamento del personale docente che non lascino in un interminabile parcheggio di precariato giovani studiosi meritevoli.

Lasciare poi i ricercatori universitari in un ruolo ad esaurimento senza uno stato giuridico proprio della docenza e senza una concreta prospettiva di sviluppo non solo non è giusto ma non è neanche un investimento utile e produttivo per il Paese.

I ricercatori a Messina sono la metà del corpo docente e rappresentano la più grande speranza di potenziamento del nostro Ateneo. Essi hanno dimostrato in larga parte non solo grandi potenzialità ma anche una produzione scientifica ed un entusiasmo che meritano rispetto e considerazione.

Molti soggetti pubblici e privati dichiarano che l’investimento sul capitale umano è la più importante sfida per il nostro futuro ma poi non riservano coerente considerazione per il ruolo degli Atenei, specie quelli del Sud, che si trovano ad operare in un contesto socio-economico complesso e caratterizzato da innumerevoli criticità.

Anche il nostro Ateneo ha pienamente accettato e introdotto nei suoi meccanismi decisionali la cultura della valutazione e non intende sottrarsi alla responsabilità del controllo dei risultati prodotti. Per questa ragione, ha avviato, nell’ambito della propria autonomia, una serie di riforme finalizzate a modernizzare e rendere più competitivo il nostro sistema.

Non è certo semplice attuare profonde innovazioni in una organizzazione articolata su più livelli di responsabilità e di decisione (Facoltà, Dipartimenti, Corsi di Laurea ) e fare assimilare modifiche che comportino mutamento di attitudine mentale e di approccio a nuove norme e a nuovi assetti.

Bisogna evitare la tentazione di un dirigismo interno, senza indulgere nella paralisi decisionale, e contenere l’eccesso di direttive ministeriali che, purtroppo largamente presenti nel testo parlamentare, limiterebbero l’autonomia e non terrebbero conto delle peculiarità dell’Ateneo, della sua storia e dei problemi legati al contesto socio-economico. Non è possibile confrontare l’Ateneo di Messina con il Politecnico di Milano che riceve 100 milioni di euro di commesse dal tessuto produttivo del suo territorio.

Ciò nonostante l’attuazione dei principi sui quali si fonda una Università moderna non è per noi una opzione, è una strada obbligata per continuare ad esistere in uno scenario globale.

Per queste ragioni, la stragrande maggioranza della Comunità accademica di Messina ha voluto fortemente un cambio di passo. Tutti insieme stiamo percorrendo faticosamente la strada maestra di una Università competitiva fondata sulla valutazione in cui ciascuno possa testimoniare il suo impegno e la sua dedizione disinteressata per l’Istituzione. Abbiamo avuto il privilegio in questi anni di vedere tanti colleghi offrire gratuitamente le loro competenze, esprimendo così il loro senso di appartenenza e il loro legame di amore con la loro Università.

Vediamo sempre più spesso tanti colleghi scommettersi nelle nuove sfide con i programmi europei e con i grandi Progetti di ricerca scientifica e di trasferimento tecnologico. Vediamo tanti ricercatori impegnati a reperire risorse esterne per finanziare le loro attività scientifiche e culturali.

Finalmente è finita l’era per l’Università di Messina, come per le altre, in cui l’Ateneo era grande ammortizzatore sociale ed ente erogatore di stipendi.

Ai tanti colleghi operosi ed entusiasti, orgogliosi dei loro risultati e del loro Ateneo, si contrappone con pervicacia, supponenza ed ostilità accanita alle riforme, una minoranza sparuta di parrucconi accademici, di unti dal Signore che saprebbero bene come fare funzionare l’Ateneo, ritornando felicemente ad offrire alla loro Università i loro servizi lautamente remunerati, magari su proposta del Rettore e con qualche generosa deliberazione del Consiglio di Amministrazione.

Ci dispiace deluderli, anche a costo di continuare a ricevere non solo attacchi palesi ma anche spregevoli manovre sotterranee indegne di un luogo eletto come sede di cultura.

A costoro, il cui unico ossessivo pensiero è stato ed è quello di sapere che cos’altro possa fare l’Università per loro, quali posizioni debbano occupare per favorire la loro smodata ambizione, con quali altre disinvolture debbano realizzare le loro audaci operazioni, diciamo con chiarezza che quei tempi felici, solo per loro, non torneranno perché non è importante che si salvi la loro distorta visione oligarchica, è fondamentale che si salvi l’Università di Messina.

Perché ciò accada, è necessario salvaguardare le aspettative legittime dei docenti e tra questi dei ricercatori, la loro voglia di futuro e la loro fede nei valori plurisecolari della loro missione. E’ altresì essenziale supportare il personale tecnico-amministrativo, la stragrande maggioranza di esso che ha compreso la portata della posta in gioco e che non si risparmia, trasmettendo a tutti il messaggio che il successo di uno è il successo di tutti e che il successo di tutti è il successo della nostra Istituzione.

Abbiamo operato perché le Facoltà e i Dipartimenti attraverso le loro decisioni democratiche e attraverso le Commissioni designate potessero chiamare circa 400 ricercatori, centinaia di borse di studio di dottorati di ricerca, decine e decine di assegni di ricerca. Lo abbiamo fatto perché crediamo nella propulsione e nella vitalità dei giovani, non certo per lasciarli in un limbo di demotivazione e di frustrazione.

Perché siamo qui?

Perché dobbiamo chiedere a questa comunità operosa di docenti e di personale tecnico-amministrativo di ergersi in piedi come una sola entità capace di far sentire forte e chiara la propria voce al proprio interno, nel proprio territorio, a Roma nelle competenti sedi istituzionali, ovunque si giochi la sfida del sapere e del progresso”.

La conferenza d’Ateneo è moderata dalla giornalista Roselina Salemi che ha sottolineato come “stiamo tutti vivendo un momento delicato e siamo certi che tutto quello che verrà deciso dall’approvazione della riforma influenzerà i prossimi anni della nostra vita. La voce di chi vive all’interno dell’Università, e per questo è importante questo incontro, è fondamentale affinché possano essere portate all’attenzione dei legislatori le richieste della base”
Il primo intervento, in rappresentanza dei ricercatori, è stato quello della dottoressa Scolastica Serroni, componente del Senato Accademico, che ha voluto ribadire l’importanza del fatto che il Senato accademico abbia fatto proprie le istanze dei ricercatori votando all’unanimità il rinvio dell’inizio dell’Anno Accademico.
“In questo momento – ha affermato la Ferroni – si gioca il futuro del Paese ed è il momento di riflettere bene sul ruolo dei Ricercatori che sebbene sia stato istituito negli anni ottanta da allora non è stato mai preso in considerazione dal alcun governo.”

Nella mattinata seguiranno gli interventi del prof. Pietro Perconti in rappresentanza dei professori associati e della prof. Antonella Cocchiara, in rappresentanza degli Ordinari

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