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All’Unisa va in scena Scampia-Trip, l’altra faccia di Scampia

24 Novembre 2010
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02/08/2021

Un progetto multimediale coeso (libro, cd e documentario) che raccoglie la testimonianza corale delle realtà associative impegnate quotidianamente a reggere le fila di un modello di vita possibile alternativo a quello infestato da marginalità, degrado e criminalità: è questo in sintesi l'operazione racchiusa in Scampia-Trip , progetto presentato all'Università di Salerno in un incontro organizzato dall'Associazione ASP in collaborazione con le cattedre di Sociologia, Sociologia del Lavoro e del Welfare, Storia del Mezzogiorno della Facoltà di Scienze Politiche.

La seconda intenzione, non meno importante, è quella di cominciare una sorta “rettifica mediatica” che, in risposta al fitto racconto monotematico e indimenticabile di violenza incomprensibile riportato dai media nazionali e internazionali in tutti questi anni, tenga debitamente conto dei focolai di resistenza civile e di reale servizio reso ai giovani e alla cittadinanza di Scampia da parte di quelle realtà associative che esprimono la domanda di diritti della collettività rappresentata dagli ottantamila abitanti del mega-quartiere. Anche perché laddove le occasioni di “incontrare” lo Stato si riducono alle retate delle forze dell’ordine e alle mura del carcere di Secondigliano, sono proprio il volontariato, l’associazionismo e la Chiesa a supplire ad un vuoto mai colmato del tutto..e che non si smette mai di denunciare.

A Scampia è nata un’esigenza ulteriore, quella di usare le parole“: così dice un’artista visiva intervistata nel documentario che è stato proiettato durante l’incontro, e così hanno fatto i curatori del libro Ciro Corona e Daniele Sanzone, mettendo insieme il meglio delle voci alternative su Scampia ed avvalendosi dei contributi di Sandro Ruotolo (giornalista), Giancarlo De Cataldo (autore di “Romanzo Criminale”), numerosi scrittori (Maurizio Braucci, Rosario Esposito La Rossa, Emma Ferulano e altri) e dell’intervento di Carmine Malinconico, Presidente dell’VIII Municipalità di Napoli, di cui fa parte il territorio di Scampia.

I ricavati delle vendite del libro verranno devoluti in favore del progetto “Scampia Trip Per-corsi di Legalità 2011″, imperniato sull’assistenza integrale quotidiana ai minori di Scampia con l’intento di combattere l’altissimo tasso di abbandono scolastico.

Non solo cemento e droga – Nel documentario, scritto e realizzato dal giovane filmaker partenopeo Luigi Pingitore, si succedono le risposte resistenziali dei rappresentanti dell’associazionismo locale laico e religioso, (ArciScampia, Gridas, Chi Rom e.. Chi No, (R)esistenza, Centro Don Guanella), intervallate dal racconto per immagini del Carnevale di Scampia, un evento fortemente simbolico che fa ormai parte della storia del quartiere e che fu ideato da Felice Pignataro, muralista, educatore e fondatore del Gridas (Gruppo di Risveglio dal Sonno, attivo dal 1981).

La natura resistenziale del progetto Scampia-Trip sembra proprio essere la stessa del Carnevale: il ribaltamento di prospettiva su Scampia è in qualche modo accomunabile a quella specie di “esorcismo” rituale in cui, al termine della parata, in un tripudio di colori, i simboli negativi vengono sbeffeggiati e distrutti come per affermare una prospettiva altra a cui va la preferenza di tutti i partecipanti. La scelta dei giovani e forse della cittadinanza attiva di Scampia è una scelta altra, diversa da quella della schiera di politici che con Scampia hanno creato un esperimento urbanistico, architettonico e relazionale fallimentare.

Il dibattito – Di ciò si discute con i protagonisti del dibattito post-documentario, i professori Luca Bifulco, Alfonso Conte e Domenico Maddaloni. La sciagurata ricetta di piegare il piano di sviluppo dell’area nord di Napoli alle esigenze del periodo post-terremoto (“Le Vele, che nome assurdo per un posto così lontano da mare“, esclama la voce narrante nel documentario), unita all’individuazione di Scampia come area di concentramento di ceti socioculturalmente disagiati, hanno creato il ghetto di Scampia, simbolo della rottura dell’interclassismo urbano di Napoli.

Gli immensi stradoni, che più che interconnettere fungono da fossati divisori, le aree verdi, tanto grandi quanto ingestibili, sono il corredo urbanistico di una realtà malconcepita e, proprio e anche per questo, malvissuta che sta alla gente di rifare rigorosamente dal basso. E, in controtendenza alla situazione italiana, a Scampia si è scelto di armarsi di cultura.

Raffaele La Gala

© Riproduzione Riservata
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