• Google+
  • Commenta
27 novembre 2010

Un piccolo aiutino per arrivare al 110

Il caso in questione è quello del nipote e del boss dei “Gambazza,” noti esponenti della ‘ndrangheta calabrese. Iscritto alla facoltà di Architettura alla Mediterranea di Reggio Calabria, Antonio Pelle esibiva un libretto da invidia: 22 esami, di cui gli ultimi nove dati nell’ultimo mese e mezzo, con un’ottima media.Arrestato ad aprile insieme allo zio e ad altri presunti membri del clan “Gambazza” di San Luca, il ragazzo scriveva diverse lettere dal carcere in cui era rinchiuso, indirizzate ad amici e conoscenti. Sono stati proprio quegli scritti a far sorgere i primi dubbi: come poteva un tale studente modello – come risultava dai registri universitari – scrivere missive piene di errori grammaticali e ortografici?

I carabinieri del comando provinciale hanno dato così il via ad una serie di intercettazioni tra il ragazzo e i suoi professori, dalle quali è risultata la truffa. Non solo il ventiquattrenne, ma anche alcuni parenti e amici sono stati aiutati dalla potenza (e paura) suscitati dal cognome Pelle, al fine di superare più facilmente esami e test d’ingresso.

Dall’inchiesta a cui sta lavorando la Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria è emerso che il ramo mafioso aveva influenze non solo sui risultati della facoltà di Architettura, ma anche su quella di Medicina a Catanzaro e a Messina, e che grazie al suo ascendente aveva favorito anche la carriera universitaria di figli di amici che si rivolgevano a loro per “assistenza.”

Non è una notizia nuova quella degli aiutini e delle spinte all’interno delle università, indipendentemente dalla facoltà o dall’ubicazione dell’ateneo del nord o sud Italia. Ma resta lo sdegno di chi invece ce la mette tutta per raggiungere i risultati sperati contando solo sulle proprie forze e spirito di sacrificio, e si spera in un provvedimento degno di questo nome per tutte le persone coinvolte nella truffa.

Marilena Grattacaso

Google+
© Riproduzione Riservata