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23 dicembre 2010

Case dello studente Unical: fiore all’occhiello o punto debole del campus?

Non tutti gli studenti alloggiati nei vari quartieri possono ritenersi soddisfatti della loro sistemazione: vari i disagi, e mentre diminuiscono i posti a disposizione, ben 12 posti letto vengono “espropriati” per far posto all’alloggio del custode.L’Università della Calabria ha da sempre fatto dell’erogazione di servizi per garantire il diritto allo studio il suo maggiore punto di forza. In particolar modo un “fiore all’occhiello” è da sempre l’alto numero di alloggi concessi agli studenti meritevoli e bisognosi.

Ma le tanto celebrate case dello studente messe a disposizione dall’Unical sono davvero così meritevoli di essere definite un “fiore all’occhiello”? Facendo un giretto all’interno dei vari quartieri residenziali scopriamo di no.

Un esempio concreto può essere il quartiere Pranno, sito in Commenda di Rende. In questo palazzo sono presenti quattro appartamenti da sette posti, con a disposizione un solo bagno, il che non è certo il massimo della comodità. Per non parlare di vari disagi che si presentano periodicamente e a cui, misteriosamente, i tecnici mandati dal Centro Residenziale (l’organo che si occupa del diritto allo studio) non riescono in alcun modo a porre rimedio: mancanza, anche per giorni, di acqua calda e riscaldamenti, corrente che salta appena si accende una stufetta (che sarebbe inutile se il palazzo fosse costantemente riscaldato), ascensore che non ha mai funzionato,ecc.

Non se la passano bene nemmeno coloro che alloggiano in altre residenze: sono presenti disagi di varia natura e addirittura alle Martensson, (quartiere posto all’interno del campus) si presenta un grave problema di sicurezza, con gli alloggi che vengono spesso visitati dai ladri: la zona è isolata e la totale assenza di vigilanza facilita l’opera di individui non certo animati da buoni propositi: l’Unical annualmente pare che spenda diverse centinaia di migliaia di euro per la vigilanza, però stranamente questa spesa non consente nemmeno di poter ingaggiare due guardie che possano lavorare di notte in questa zona del campus e dissuadere quindi eventuali malintenzionati: il perché ovviamente rientra nei tanti misteri dell’Unical…

I maggiori disagi e lamentele si registrano dai già citati quartieri Pranno e Martensson B, a cui si aggiungono Laratta e Nervoso, mentre nelle rimanenti zone la situazione è migliore, anche perché si tratta di residenze di più recente costruzione.

Ma non è tutto: al Pranno è stato trasferito da un po’ di tempo il custode, che prima alloggiava al vecchio Martire L, da quest’anno abbandonato dal Centro Residenziale.

Per far alloggiare il suddetto custode e tutta la sua famigliola sono stati sfrattati e trasferiti gli studenti che già risiedevano in ben due appartamenti del palazzo, uno composto da sette posti letto, l’altro da cinque. La giustificazione è che l’appartamento più grande serve a dare alloggio a custode e famiglia, e quello più piccolo sia da adibire alla funzione di portineria. Si vocifera che i lavori siano costati oltre ventimila euro.

E’ giusto spostare studenti già alloggiati per assegnare due appartamenti ad un custode? E’ giusto privare ben dodici eventuali ragazzi bisognosi della casa dello studente per far posto a questo stesso custode? E’ giusto spendere oltre ventimila euro per ristrutturare questi alloggi, usando soldi nostri, “spremuti” dalle tasche degli studenti (costretti a pagare rette ogni anno sempre più pesanti), soldi che potrebbero essere utilizzati in modi ben diversi (per l’erogazione di borse di studio ad esempio, dato che quest’anno la “mancanza di soldi” ha permesso la concessione di pochi assegni di studio)?

Inoltre la cosa scandalosa è che ciò avvenga in una situazione in cui i posti messi a disposizione sono molto meno numerosi rispetto agli anni passati, a causa della chiusura di alcuni palazzi situati fuori dal campus e dal mancato completamento di altre residenze in fase di costruzione.

Non si può certo negare che il servizio offerto dall’Unical sia migliore rispetto a quello offerto da altri atenei italiani: ma ciò non può essere una giustificazione; come si è visto, alcune case dello studente offrono condizioni di vita non adatte a ragazzi che devono pensare allo studio e ai già tanti grattacapi che fornisce la vita universitaria e non certo a quante coperte aggiungere al letto perché i riscaldamenti sono fuori uso o a tenere costantemente d’occhio la tubatura che perde e che rischia di allagare l’appartamento.

Ora, se davvero il Centro Residenziale tiene così tanto a creare un campus funzionale e ottimale, bisogna risolvere questi problemi, rendere più vivibili questi alloggi ed eliminare ogni spreco: la questione “Case dello Studente” deve insomma diventare prioritaria.

Alberto De Luca

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