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29 dicembre 2010

Intervista ad Alberto Polimeni migliore ”Ricercatore del 2010″

Passione, dedizione, desiderio di crescere e di far progredire la ricerca medica.
Sono questi i fattori chiave che hanno caratterizzato e caratterizzano il percorso di studio e di ricerca di Alberto Polimeni, brillante studente reggino della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università Magna Graecia di Catanzaro, premiato come Migliore Ricercatore del 2010 dalla Societa’ Italiana di Cardiologia nel corso dell’ultimo congresso annuale di Roma.

Studente del sesto anno del corso di laurea in Medicina e Chirurgia, Alberto svolge la sua attivita’ di studio presso il Campus universitario ”Salvatore Venuta” nel laboratorio di Cardiologia Molecolare e Cellulare dell’Universita’ Magna Graecia, diretto dal docente Ciro Indolfi.

A ControCampus, così si racconta:

-* Cosa si prova a essere premiato come Giovane Ricercatore del 2010?

La soddisfazione è tanta, ma mi sento di condividere questo premio con tutta l’equipe della Cardiologia dell’Università Magna Graecia di Catanzaro diretta dal Prof. Ciro Indolfi, perché senza il lavoro di gruppo non avrei mai potuto ricevere quest’importante riconoscimento.

-* Quali sono secondo lei gli aspetti/fattori che in primis le sono stati riconosciuti, tanto da farle avere questo importante premio?

Abbiamo presentato un lavoro scientifico che riguarda un aspetto molto attuale nell’ambito della cardiologia interventistica: la trombosi intrastent.
Il nostro studio ha dimostrato che esiste una molecola in grado sia di ridurre la restenosi che la trombosi intrastent, ossia i due principali limiti delle procedure di rivascolarizzazione percutanea.

-* Ciascuno, con una buona dose di realismo, sa cosa può o cosa merita: lei si aspettava questo premio?

No, non me lo aspettavo. Negli ultimi mesi abbiamo lavorato sodo per completare il lavoro, ci tenevamo a fare bella figura in ambito nazionale, e, alla fine, la nostra abnegazione è stata premiata.

-* Spesso e volentieri le università meridionali giacciono silenziose agli ultimi posti nelle classifiche stilate ogni anno da enti più o meno accreditati: ritiene che il suo premio potrà dare “più luce” alle università calabresi, alla sua o comunque a quelle del Sud?

In un periodo storico in cui le Università del sud Italia ricevono attenzione a livello nazionale solo per questioni negative, sono contento che grazie anche a questo riconoscimento ci sia stata della pubblicità positiva per gli atenei del sud Italia e in particolare per l’Università Magna Graecia di Catanzaro.

-* Alla luce dei fatti attuali, consiglierebbe a un giovane studente universitario di intraprendere la strada della ricerca?

Assolutamente si, la Ricerca è il futuro della Medicina e poterla fare a ottimi livelli nella mia Regione è motivo d’orgoglio. Purtroppo, rispetto ad altri Paesi, non si investe ancora abbastanza e ciò porta a una “fuga di cervelli”, questo perché In Italia i giovani sono considerati un problema, in altri paesi sono una risorsa.

Da parte mia e di tutta la redazione di Controcampus un grazie speciale ad Alberto per la sua disponibilità e un grosso in bocca al lupo per la sua carriera sicuramente ricca di successi.

Pasqualina Scalea

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