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18 dicembre 2010

“Limen Arte”: l’Arte Contemporanea guarda al suo futuro

La mostra inaugurata da Vittorio Sgarbi a Palazzo Murmura, Vibo Valentia, mescola ènfant prodige del meridione e Artisti provenienti dalle Accademie di tutta Italia. E oltre.Entrando nelle sale di Palazzo Murmura, dimora Vibonese del secolo XIX, attraverso atri, cortili, archi di pietra e scalinate a voluta si viene rapiti dalla sensazione di varcare davvero le soglie di una dimensione nuova, un limite di non ritorno, quello che l’Arte varca ogni giorno costruendo la propria Storia. Lo fa attraverso la lente nuova di zecca di ogni umana generazione, è lei che scopre il confine precedente e che, inavvertitamente o no, lo supera.

Giorgio Di Genova, Direttore Artistico del Premio “Limen Arte” , non ha dubbi : non c’è cambiamento che non parta dalla Cultura. E in nessun campo come in quello del creare Immagini il passo che porta al futuro è importante, necessario al moto e al senso della nostra giostra millenaria, intrinseco al motore. La spinta spetta alle nuove leve, gli ancora-non-conosciuti, quelli che le Accademie partoriscono a getto continuo, e che lungo strade strette come quella del “Limen” vincono il loro setaccio: “visti”, selezionati, e poi affiancati gli uni agli altri in una preziosa galleria dello stupore, del paradosso, della più alta e raffinata trasgressione.

Ad inaugurare i lavori, ma senza oneri di giuria, un critico incline ad uscire dai margini, Vittorio Sgarbi, che ha esordito esprimendo con la franchezza che gli è più consona i propri apprezzamenti per un premio che non sembra organizzato “in una città della Calabria”, ma che non ha sicuramente risparmiato deferenza nei confronti di alcuni “Calabresi Illustri”, maledicendo “la mafia dei critici” e trovando anche il tempo di parlare – brillantemente – di Arte. Presente alla mostra, ma fuori concorso, un’opera della misteriosa Greta Frau, nome di un’Artista che nessuno ha mai visto a parte le proseliti che ritrae, inferma, e a quanto sembra già morta. La sua “ Trance di compagne” dai volti neo-fiamminghi – la Frau potrebbe anche celarsi dietro una di loro – illumina di Storia la prima sala sezionata di pannelli.

Un percorso prevalentemente tematico quello seguito nell’esposizione, decisione presa in seconda battuta ma abbastanza efficace. Le Opere Monocromatiche aprono il percorso, seguendo la scala dal “blanco sur blanco” di Montagna al “muro” nero di Sciacca, attraverso il“ Cobalto” di Leto, e l’“Impronta” rossa di Corpora. Segue un ampio repertorio di pitture a olio, mentre le installazioni – notevole Marsigli – e le inconsutili sculture – straordinaria la “donna alla finestra” di Rohmein – occupano ciascuna angoli o stanze dedicate. Le opere a tecnica mista, variamente associate, si snodano in un universo di paralleli concettuali : la Mayer circoscrive la mente, il De Sensi di “Alice in Trashland” ne sconfina per imprigionarla e tuffare in un compattatore la foto col profilo che ispirò il sogno di Carrol.

Possiamo dire che il “limen” , come scopo del Premio, è stato superato.

E adesso che vinca il migliore.

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