• Google+
  • Commenta
15 dicembre 2010

Telethon contro l’Alzheimer

Dopo i 65 anni il morbo di Alzheimer, chiamato anche demenza senile di tipo Alzheimer, è una forma di demenza generativa, la più diffusa. Purtroppo si tratta di una malattia contro la quale le difese esistenti sono ancora poche e che, soprattutto, costituiscono una forma contenitiva ma non curativa. Palliativi che rallentano la degenerazione esistono ma una cura vera e proprio, purtroppo, sembra ancora lontana.

Oltre a ciò si tratta di un morbo difficile da diagnosticare. Solo una TAC approfondita, oltre a test che monitorano la perdita di memoria e i deficit cognitivi e disorientativi possono fornire dati accurati. Una volta che tale malattia viene rintracciata, purtroppo, generalmente è già troppo tardi.

Grazie a Francesco Cecconi, Professore Ordinario di Biologia dello Sviluppo presso l’Università di Roma Tor Vergata, che ha coordinato il gruppo Telethon presso l’Irccs Fondazione Santa Lucia e l’Università Tor Vergata, è stato fatto un passo importante per debellare tale malattia. Sono stati individuati, infatti, dei meccanismi molecolari responsabili del processo degenerativo.

Cecconi afferma: «Abbiamo analizzato topi geneticamente modificati affinché sviluppino una forma ereditaria e precoce di Alzheimer e abbiamo visto che una particolare proteina, la caspasi 3, ha un ruolo chiave nella perdita di connessione fra le cellule cerebrali».

Le sinapsi, strutture alla base della comunicazione tra neuroni, risultano compromesse in seguito alla malattia, in particolar modo nell’ippocampo, area del cervello dedicata alla memoria.
«Si può pensare di mettere a punto un sistema di diagnosi precoce dell’Alzheimer: finora non esiste un marcatore che segnali per tempo la malattia. Un domani invece, potrebbe essere possibile verificare i livelli della caspasi 3 nel liquido cerebrospinale, con una puntura lombare o addirittura valutando i suoi livelli ematici. Se troppo elevato, sarebbe un segnale d’allarme e darebbe la possibilità di intervenire per prevenire il danno cerebrale».
Anche se, come afferma ancora Cecconi, «i topi del nostro studio sono stati trattati con inibitori della caspasi 3, e i loro sintomi sono regrediti», «negli esseri umani è più complicato. Bisognerebbe mettere a punto un farmaco efficace che blocchi l’attività di questa proteina e sia in grado di superare la barriera ematoencefalica che protegge il cervello. Noi abbiamo fatto un primo passo in questa direzione».
La scoperta, pubblicata su Nature Neuroscience, apre nuove strade alla ricerca sull’Alzheimer e dimostra, ancora una volta, la necessità di sostenere iniziative come Telethon in grado di tenere in vita la ricerca e, dunque, la speranza.

Tommaso Ceruso

Google+
© Riproduzione Riservata

Copyright © 2004-2015 - Reg.Trib. Salerno n°1115 dal 23/09/2004 | CF: 95084570654 - P.IVA 01271180778

Magazine di informazione su Scuola, Università, Ricerca, Formazione, Lavoro
Attualità, Tendenza, Arts and Entertainment, Appunti, Web TV e Web Radio con foto, immagini e video.
Tutto quello che cercavi e devi sapere sui giovani e sulla loro vita.

Redazioni | Scrivi al direttore | Contatti | Collabora | Vuoi fare pubblicità? | Normativa interna | Norme legali e privacy | Foto | Area riservata |

Per offrirti la migliore esperienza possible questo sito utilizza cookies.
Continuando la navigazione sul sito acconsenti al loro impiego in conformità della nostra Cookie Policy