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22 gennaio 2011

Al Festival delle Scienze di Roma si discute sulla fine del mondo: ci sarà tra un miliardo di anni?

Fra un miliardo di anni la Terra sarà completamente arida e priva di vita.

Lo ha detto l’astronomo Robert Smith, dell’università del Sussex, nel Festival delle Scienze di Roma dedicato a “La fine del mondo” che si è appena tenuto in questi giorni a Roma presso l’Auditorium Parco della Musica.

Il festival ha affrontato la teoria della trasformazione del Sole in una gigante rossa capace di distruggere tutti i pianeti più interni. Secondo questo illustre astronomo, quindi, fra un miliardo di anni la Terra sarà caldissima, arida e senza vita.

Ogni cultura, nel corso della millenaria storia dell’umanità, ha rivolto uno speciale interesse alla “fine del mondo”, all”Apocalisse”. Nei miti, nelle religioni e nelle diverse espressioni artistiche, sempre e ovunque gli uomini hanno mostrato segni di una forte convinzione che un giorno il tempo finirà, spesso accompagnata dalle incertezze e dalle paure suscitate da una simile immagine.

Il Festival delle Scienze di Roma 2011 ha affrontato il tema come sempre dalla prospettiva della scienza più avanzata, riunendo i grandi nomi della ricerca scientifica italiana e internazionale ma anche letterati, filosofi e storici della scienza, osservatori ed esperti per capire e discutere, non senza una certa dose di salutare ironia, che cosa sappiamo davvero del tramonto finale che ci attende.

Il Festival delle Scienze ha inaugurato una riflessione sulla possibilità che la fine dell’umanità possa essere più vicina di quello che noi pensiamo o prevediamo. La specie umana, ancora piuttosto giovane secondo i parametri evoluzionistici, in questo arco di tempo ha scatenato un’evoluzione culturale e tecnologica rapidissima e potenzialmente fuori controllo. Si è cercato quindi di far luce sulle evidenze che vengono dal mondo della ricerca e sulle possibili previsioni che si possono estrapolare e dedurre da esse.

La fine del mondo non dovrebbe far paura a nessuno. Ancora ci sono forti dubbi sul “da dove veniamo?”, figuriamoci quanti ce ne sono sul “come finiremo?”.

L’importante è cercare di salvaguardare il più possibile il nostro pianeta, di aiutare la ricerca scientifica, di raggiungere una parità mondiale al livello dei diritti umani, di evitare quanto più possibile spargimenti di sangue. Purtroppo questi discorsi vanno avanti da secoli, e il sogno di tutti penso sia quello che tra 200 anni, non ci sarà più nessuno che potrà scrivere ancora: “questi discorsi vanno avanti da secoli”.

Per maggiori informazioni: www.auditorium.com

Giampaolo Felli

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