• Google+
  • Commenta
11 febbraio 2011

Il castello Unical

Su tra le colline di Arcavacata, tra il verde dei monti e il grigio dell’asfalto, si erge il castello dell’Unical. Un castello che si sviluppa lungo un ponte dove, è possibile ammirare una serie di fortificazioni ed abitazioni al cui interno si muove un’umanità variegata. Su tra le colline di Arcavacata, tra il verde dei monti e il grigio dell’asfalto, si erge il castello dell’Unical. Un castello che si sviluppa lungo un ponte dove, è possibile ammirare una serie di fortificazioni ed abitazioni al cui interno si muove un’umanità variegata.

A metà del ponte, si staglia all’orizzonte “La torre dei vetri”, sede del quartier generale del re dei re, colui che comanda, ordina e in qualche modo decide dei sudditi del regno. All’interno della sontuosa dimora del Signore dell’Unical, ogni giorno si assiste al rito dell’inchino officiato da ruffiani e consiglieri, da guardie ed esponenti del popolo.

Il re orgoglioso appare nel suo splendore ai cortigiani e promette loro ricchezza e potere. Un monarca che tiene molto alla sua immagine. Non perde occasione infatti per comparire in ogni occasione pubblica ogni evneto è utile per celebrare,ostentare lo sfarzo della corte . Il monarca passerà alla storia per avere reso grande il castello Unical dimenticandosi però, dei problemi che affliggono il popolo minuto, meglio conosciuto sotto il nome di “Studenti”.

Quasi di fronte alla sede del potente sovrano, si trova un altro edificio, imponente, mastodontico: il famigerato “Bastione dei burocrati”. All’ interno del palazzo , lavorano alacremente uomini e donne il cui compito è quello di garantire trasparenza, celerità, efficienza. Persone che dovrebbero facilitare la vita agli “Studenti” informandoli, accogliendoli e cercando di adempiere a precisi compiti bruocratici il cui adempimento garantirebbe il corretto funzionamento delle attività tipiche del castello. Spesso non è così. il “Burocrate” ostenta potere e rafforza i suoi legami con i conti, i duchi e le duchesse che abitano il castello.

Gli scribi e i tecnocrati del bastione, rendono i propri servigi a quelli che quotidianamente gli puliscono la livrea e poche volte fanno bene il loro lavoro. Sono ligi al dovere solo se rischiano il posto e difficilmente si mettono a disposizione del semplice studente.Ci sono naturalmente quelli che il loro dovere lo fanno, ma sovente, vengono sbeffeggiati e trattati come degli schiocchi.

Si parlava di duchi, duchesse e conti. Sono molti, si possono ammirare mentre passeggiano altezzosi e fieri, circondati da guardaspalle, servi fedeli e tirapiedi che li osannano e li esaltano, sperando di raccogliere qualche briciola del loro potere. Altezzosi si muovono in sella ai loro destrieri tirati a lucido.

Alcuni di loro risiedono nelle campagne che circondano il castello e da lì scendono in assetto da guerra per punire quanti si ribellano al loro dominio. arrivano al comando di bande di soldati che, in verità, somigliano più all’armata Brancaleone che ad un vero e proprio esercito. Quando i conti salgono a corte, i cantastorie ne narrano le gesta celebrando la loro grandezza e il loro blasone. Si ascolta così la storia del duca potente che fa tremar lo studente con la penna e lo statino.

Ad onor del vero, bisogna dire che anche tra i nobili e i titolati, ci sono cavalieri senza macchia e senza paura che insegnano ai giovani popolani l’arte dello studio e del libero pensiero, ma , sono cavalieri che non riescono a guadagnare popolarità e successo, perché vige la legge dei cortigiani avidi e guai a chi osa sfidarla. A rendere vivo l’ambient eunical , non sonosoltanto i palazzi dei signori o i torrioni del comando, ma è il borgo vero proprio, la città dei cubi, caratterizzato dalla presenza di una serie di casupole abitate dal popolo degli studenti.

Nella cittadina è possibile ammirare un’enorme moltitudine di gente. In questo luogo tra viottoli, labirinti e scale che si snodano fino alle viscere della terra, si formano e si mescolano cavalieri erranti, poeti, scudieri, giullari, pensatori liberi, nani e maschere. All’interno del microcosmo cittadino, si può assistere ad uno spettacolo formidabile.

Quando con le loro carrozze, o a piedi passano i conti o sfila il re, gli si muovono incontro, gruppi di studenti che si inchinano e si mettono al loro servizio. Col tempo questi giovani, diverranno degli eccezionali scudieri che difenderanno il loro signore, guadagneranno la sua fiducia e portandolo in trionfo tra le gente, terranno alto il vessillo del potere. Ci sono tre prove da superare per divenire scudiero a tutti gli effetti.

La prima prova definita dell’adulazione, è quasi decisiva ; per superarla sono fondamentali il baciamano, le parole di lode e le adulazioni nei confronti del signorotto di turno . Superata questa prima prova si passa alla seconda: “Il leccapiedismo”. In questo arduo cimento si dovranno portare lo scudo e la spada del duca in processione, ci si dovrà fare vedere in sua compagnia e se necessario allacciargli anche i calzari. Infine l’ultima prova consiste nel eseguire alla lettera gli ordini che vengono impartiti dal signore, senza discutere, senza proferire parola alcuna. Bisogna poi colpire i nemici del padrone e ifine , tra un tripudio di gente festante, assolti al meglio i compiti assegnati, guadagnata la stima del padrone , si viene nominati scudieri.

Oltre agli scudieri o aspiranti tali, è possibile osservare i giullari di corte, i menestrelli che si divertono a fare i buffoni e a prendere per i fondelli il mondo intero, almeno così vogliono far credere. In realtà la loro ilarità è rivolta solo verso gli studenti, che vivono nella loro stessa condizione, mai però questo atteggiamento è rivolto nei confronti dei simboli del potere.

Giullari buffi, che vestono con abiti sfolgoranti, che cercano di emergere, ma che alla fine finiscono con l’essere sbeffeggiati, subendo la legge del contrappasso: chi di stupidità ferisce di risata perisce. Il giullare sale sul carro del vincitore sfoggiando apparente intelligenza e sarcasmo, apparente già, perché quando sale inciampa e finisce col viso nella polvere e da giullare diventa tappetino.

Ci sono poi alcuni personaggi che sembrano essere simili ai nani. Nani perché vivono quotidianamente nelle tasche dei giganti, cioè di quelli che contano, e si affacciano quando il gigante incontra un proprio simile, cercando con la loro vocina stridula di farsi sentire. Vivono all’ombra del potere, cercando un po’ di sole che li faccia uscire dal buio della nullità, o almeno ci provano, ma appena aprono bocca, ci si rende conto del perché vivono sempre all’ombra. Se si espongono troppo al sole si scottano. Vengono letteralmente bruciati dal calore dell’intelligenza.

Vi sono poi i poeti, i grandi letterati, i sognatori che compongono versi e poemi, che esaltano i valori umani. Esistono due categorie di poeti nella reggia Unical: i poeti veri, quelli che hanno qualcosa da dire, che sanno cantare le virtù umane e le mettono in pratica, ed i poeti di comodo che si riempiono la bocca di citazioni e belle parole, che si atteggiano a moralizzatori ed illustri letterati, ma che poi in realtà, cercano solo di circuire giovani donzelle e di arricchire il loro harem.

Questi novelli Don Giovanni resteranno a bocca asciutta. Nel momento in cui dovranno dimostrare realmente quanto valgono, si scoprirà che dietro la loro apparente cultura si nasconde un pauroso vuoto. Essendo in difficoltà quindi, mostreranno la loro vera natura ed improvvisamente si trasformeranno in molluschi viscidi e senza cervello.

Ed ecco le maschere. Gli attori che regalano sorrisi consigli e divertimento, che spesso sono persone importanti, fingono di essere amici di tutti, saltellano a destra e a sinistra, stringono la mano al re, e il giorno dopo sorridono allo studente. Buffe maschere che se private del loro palcoscenico appaiono nella loro nudità, nel loro volto vero, il volto mostruoso della falsità.

Ed ecco apparire nelle pieghe più nascoste del fortino, i cavalieri erranti che cercano con le loro nobili gesta di ottenere consenso. Vagano, sognano, appaiono come anime solitarie, come nemici del conformismo e si definiscono anarchici, ma appena fiutano la possibilità di accedere ai posti di comando diventano peggio dei duchi e delle contesse: cavalieri erranti sì ma fessi no.

Infine vi sono i liberi pensatori, pochi per la verità, gente che è abituata a guadagnarsi onore e fedeltà senza inchinarsi a nessuno, che sa cosa vuol dire temprarsi al ritmo della durezza della vita. Giovani liberi che non si lasciano imbrigliare e non si vendono per un cavallo bardato o per un pugno di monete, sono loro la speranza del reame. Quando lasceranno questo castello, sapranno farsi valere e finalmente ottenere il loro premio più grande: la vera libertà.

Vincenzo Amone

Google+
© Riproduzione Riservata

Copyright © 2004-2015 - Reg.Trib. Salerno n°1115 dal 23/09/2004 | CF: 95084570654 - P.IVA 01271180778

Magazine di informazione su Scuola, Università, Ricerca, Formazione, Lavoro
Attualità, Tendenza, Arts and Entertainment, Appunti, Web TV e Web Radio con foto, immagini e video.
Tutto quello che cercavi e devi sapere sui giovani e sulla loro vita.

Redazioni | Scrivi al direttore | Contatti | Collabora | Vuoi fare pubblicità? | Normativa interna | Norme legali e privacy | Foto | Area riservata |

Per offrirti la migliore esperienza possible questo sito utilizza cookies.
Continuando la navigazione sul sito acconsenti al loro impiego in conformità della nostra Cookie Policy