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7 febbraio 2011

Il filosofo e la scienza della mente

Negli ultimi decenni la scienza della mente ha spiccato il volo. Grazie a sorprendenti innovazioni, i molteplici campi della ricerca scientifica connessi con lo studio della mente e o le funzioni cognitive degli organismi biologici e artificiali hanno avviato una rivoluzione concettualeNegli ultimi decenni la scienza della mente ha spiccato il volo. Grazie a sorprendenti innovazioni, i molteplici campi della ricerca scientifica connessi con lo studio della mente e o le funzioni cognitive degli organismi biologici e artificiali hanno avviato una rivoluzione concettuale. Psicologia linguistica filosofia neuroscienze scienze dell’informazione sono tra i nomi delle discipline coinvolte cognitivismo funzionalismo connessionismo intelligenza artificiale sono alcune delle etichette sotto cui raggruppare complessi programmi di ricerca interdisciplinare accomunati dall’esplorazione del mentale.
Non stupisce che il dibattito filosofico intorno alla natura della mente vivo già dai tempi di Democrito e Platone abbia accompagnato la formulazione di una serie di questioni che sono al centro della scienza cognitiva contemporanea. Tra le più rilevanti spiccano le seguenti: che cosa è un pensante? Come può la materia il cervello pensare come rendere conto attraverso il paradigma scientifico della coscienza e dell’‘ individuale e irriducibile senso di essere se stessi? Da dove deriva la capacità della mente di rappresentarsi una realtà esterna? Qual è il modello migliore per la sua architettura cognitiva esiste qualcosa nella sua struttura che impone limiti a priori alla nostra conoscenza? Esistono idee innate?

Termini sistematici possiamo elencare una molteplicità di filoni di indagine che scaturiscono dall’ incontro tra ricerca scientifica e problemi filosofici.
1) Il dibattito ontologico sulla natura della mente che vede opposti comportamentisti per i quali la mente è un insieme di disposizioni al comportamento materialisti che affermano l’identità tra mente e cervello e funzionalisti che assimilano la mente a un programma di calcolatore.
2) La questione del comportamento intenzionale ovvero di come possa l’azione finalizzata intelligente scaturire da sistemi fisici che nono possiedono questo carattere.
3) Il problema dell’ eliminabilità del discorso mentale la descrizione ordinaria della mente che attribuisce agli individui credenze desideri paure ETC sarà un giorno sostituita da una formulazione di tipo neurobiologico?
4) L’ ipotesi del cosiddetto linguaggio del pensiero capace di manipolare rappresentazioni del mondo e di noi stessi secondo precise regole logico sintattiche simulabili da un calcolatore.
5) La questione del posto occupato dagli aspetti qualitativi dei nostri stati interiori privati e soggettivi nel contesto della descrizione scientifica e oggettiva del mondo come può il mondo multicolore dei qualia della nostra esperienza in prima persona scaturire dalla poltiglia grigiastra racchiusa nella nostra scatola cranica. questo è solo un esempio delle questioni che sorgono nel tentativo di adeguare la nostra visione dell’ uomo alle nuove teorie sulla percezione l’immaginazione la competenza linguistica la memoria la coscienza.

il campo della filosofia della mente è determinato dall’ incontro tra sotto tradizioni filosofiche quali la metafisica l’epistemologia la filosofia del linguaggio la filosofia della psicologia da un alto e dall’ altro recenti aree disciplinari quali neuroscienze scienze cognitive intelligenza artificiale le quali non si limitano a offrire dei dati alla tranquilla riflessione del filosofo ma contengono importanti assunzioni metafisiche epistemologiche e anche etiche che ne caratterizzano l’intima struttura le metodologie e ne influenzano i risultati. Limitandocci agli approcci che valorizzano l’analogia tra la mente o cervello e il computer possiamo notare immediatamente la varietà e la fluidità delle proposte teoriche alternative osservando le differenze nei modi in cui tal analogia è sviluppata. Il dibattito della più recente scienza cognitiva è dominato dal confronto tra cognitivismo classico e connessionismo, dove il primo concepisce la mente in analogia a un computer digitale, assegna un ruolo centrale all’idea di rappresentazione per il cognitivista la smente opera tramite algoritmi come un computer manipolando simboli che in quanto dotati di un’interpretazione semantica possono esser considerati rappresentazioni di un mondo esterno.

Il connessionismo al contrario pur essendo legato all’analogia mente computer propone una differente architettura del sistema in particolare prende a modello la struttura biologica del cervello offrendone un’elaborazione formale in termini di reti neurali programmi locali che agiscono in parallelo, nega cosi l’esistenza di un livello intermedio autonomo di rappresentazioni considerando il mentale come emergente a partire dalla serie di reti che si auto organizzano sulla base dell’interazione dell’individuo con l’ambiente si tratta di due modelli differenti ciascuno dei quali può suggerire differenti risposte alla domanda che cos è la mente.

Vincenzo Amone

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