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8 febbraio 2011

“La mia università”.

D. è un ragazzo di 22 anni, iscritto alla facoltà di Lettere e filosofia. È al primo anno fuori corso: studia, non tantissimo, il giusto: segue i corsi, prende appunti a lezione e ogni tanto esce la sera per una birretta con gli amici. È il classico studente medio. L’ideale per la mia intervista.

Alberto: Partiamo subito in quarta. Cosa ne pensi della tua facoltà? Dopo quattro anni che idea ti sei fatto del suo funzionamento?

D.: Beh, l’idea che mi sono fatto della mia facoltà non è proprio positiva. La maggior critica che le muovo (e non sono l’unico a pensarlo, te lo posso assicurare) è il fatto che è estremamente disorganizzata. Iscriversi ad un corso di laurea di Lettere e filosofia nella nostra università significa fare continuamente i conti con corsi i cui orari si accavallano, con esami che non vengono caricati su Uniwex, con un tutoraggio pressoché inesistente e con tanti altri piccoli e grandi disagi quotidiani che rendono quasi impossibile la vita allo studente.

A.: E per quanto riguarda la didattica, cosa mi dici?

D.: Ecco, questo già è un testo meno dolente. Nel corso della mia carriera universitaria ho incontrato docenti che hanno contribuito molto nel far accrescere il mio bagaglio culturale e che mi hanno aiutato ad acquisire metodo di studio e apertura mentale. Certo, non sono tutte rose e fiori: ma nel complesso non mi lamento.

A.: Molti studenti universitari reputano eccessiva la quantità di burocrazia presente all’interno dell’università. Cosa ne pensi a riguardo?

D.: Si, in effetti la burocrazia è tanta, persino invadente. Però essa è presente in ogni aspetto della vita quotidiana. L’università d’altronde è specchio della quotidianità: e anche la burocrazia universitaria è lenta e spesso inefficiente, oltre che invasiva. Ma non me la sento di dire che essa sia il principale problema dell’università.

A.: E quale sarebbe il principale problema del mondo universitario secondo te?

D.: Sono tanti, quello universitario è un sistema che andrebbe riformato totalmente. Una cosa a mio parere abbastanza grave è che tu esci dall’università senza essere una vera e propria figura professionale. Mi spiego meglio: tu studi per tre anni, poi fai altri due anni di specialistica, quindi in totale cinque anni. Ma sono anni che non ti formano a livello professionale. E una volta uscito dall’università le istituzioni non ti aiutano ad entrare nel mondo del lavoro. Per carità, non voglio assolutamente sminuire il lato culturale degli studi universitari, ma in qualche modo si deve pur campare!

A.: Le tasse che ogni anno paghiamo per poter studiare sono sempre più alte. Secondo te quasi 350 euro di prima tassa (quanto abbiamo pagato noi studenti dell’Unical all’inizio di questo anno accademico) più qualche altro centinaio di euro da pagare nella seconda parte dell’annata sono un prezzo proporzionato ai servizi che il nostro ateneo ci offre?

D.: No. Parliamoci chiaro: 500 euro o più all’anno per studiare in un’università dove devi fare continuamente i conti con disorganizzazione, segreterie poco efficienti e servizi per il diritto allo studio che peggiorano di anno in anno sono troppi. Le tasse aumentano ogni anno ma la qualità dei servizi offerti peggiora!

A.: Hai parlato di servizi di diritto allo studio, quindi servizio mensa, borse di studio e case dello studente. Potresti dirmi perché il servizio è peggiorato? Dove potrebbe migliorare?

D.: Quando mi sono iscritto all’Unical, nel 2007, il servizio offerto dal Centro Residenziale (l’ente che si occupa del diritto allo studio all’Università della Calabria, n.d.r. ) era buono, anzi, ottimo. Venivano erogate molte borse di studio, molti posti in casa dello studente e altri privilegi per chi non avrebbe avuto altrimenti un reddito tale da potersi mantenere negli studi. Ora, nel 2011, vengono concesse poche borse di studio, i posti disponibili nelle case dello studente sono diminuiti, in pratica il servizio è peggiorato. Io, ma non solo io, ho notato che la situazione è degradata da quando il Centro Residenziale ha cessato di essere un ente autonomo. Con questo piccolo esempio ti voglio dimostrare che la probabile trasformazione delle università in enti privati in un futuro prossimo sarebbe deleteria: si penserebbe troppo a far quadrare i bilanci e poco ad assicurare agli studenti una didattica e un diritto allo studio efficaci. Il servizio offerto dal Centro Residenziale potrebbe migliorare tornando agli standard di 3 anni fa, quando il nostro ateneo era tra le università italiane migliori sotto questo punto di vista.

A.: Dalla risposta precedente mi è parso di capire che per te la “famigerata” Riforma Gelmini sarebbe dannosa per l’università. Perché?

D.: Un motivo te l’ho esposto prima in pratica. Il diritto allo studio, soprattutto per i meno abbienti, diritto sancito tra l’altro anche dalla Costituzione, ne uscirebbe notevolmente ridimensionato. Il probabile ingresso di enti privati nei consigli di amministrazione delle università trasformerebbe gli atenei in aziende, e mi pare chiaro che si avrebbe il predominio dell’aspetto economico su quello didattico e sulla ricerca. L’università dovrebbe rimanere libera dalle logiche di mercato. Inoltre mi chiedo come si possa migliorare la ricerca e la didattica facendo dei tagli abnormi ai finanziamenti.

A.: Cosa ti aspetti dal futuro, dentro e fuori l’università?

D.: Purtroppo non sono ottimista, e non riesco a vedere prospettive rosee. Le istituzioni vanno avanti nel loro progetto di privatizzazione del sapere, e non sanno come muoversi per risolvere una crisi economica che penalizza soprattutto noi giovani.

Alberto De Luca

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