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20 marzo 2011

Atlantide, dallo tsunami alla Disney

“È bene che Atlantide resti un mistero. È giusto che l’uomo, guardando l’oceano, si inquieti pensando ad un lontano e imperscrutabile regno inghiottito in un giorno e in una notte dalle acque e dal fuoco; all’orgoglioso sogno di un’eternità infranta dal risveglio della Natura. Le civiltà nascono, crescono ed, infine, muoiono. Prepariamoci a questo. Atlantide non è mai esistita! È in ogni luogo.”

La splendida citazione, di Pierre Benoît, la dice lunga sull’alone di mistero che circonda la città scomparsa più famosa del mondo, la cosiddetta “figlia di Atlante” (dal greco Ἀτλαντίς). La sua prima menzione nei dialoghi Timeo e Crizia di Platone, la descriveva così:

« Innanzi a quella foce stretta che si chiama colonne d’Ercole, c’era un’isola. E quest’isola era più grande della Libia e dell’Asia insieme, e da essa si poteva passare ad altre isole e da queste alla terraferma di fronte. (…) In tempi posteriori (…), essendo succeduti terremoti e cataclismi straordinari, nel volgere di un giorno e di una brutta notte (…) tutto in massa si sprofondò sotto terra, e l’isola Atlantide similmente ingoiata dal mare scomparve. »

Da allora il suo fascino ha regnato imperituro nell’immaginario collettivo, suggestionando scrittori come Jules Verne e Tolstoy e venendo menzionata in innumerevoli film, da L’Atlantide (1921) di Jacques Feyder, tratto dall’omonimo romanzo di Pierre Benoît, a Totò Sceicco di Mario Mattoli del 1950, da Ultimo rifugio: Atlantide (1980) di Kenji Fukasaku a Atlantis – L’impero perduto (Atlantis: The Lost Empire, USA 2001), lungometraggio d’animazione prodotto dalla Disney e ispirato alle atmosfere di Verne.

A trascinare l’isola dalla fantasia al mondo reale ci hanno pensato dei ricercatori americani che ne hanno individuato la possibile vera collocazione, probabilmente a nord di Cadice, sepolta, molto poco poeticamente, sotto una palude.

Secondo un gruppo di scienziati americani sarebbe stato uno tsunami a spazzare via la citta’. I ricercatori sono partiti da alcune foto aeree scattate alle paludi all’interno del parco nazionale Dona Ana, a circa 100 chilometri dal mare, da cui si poteva ipotizzare che sotto il fango ci fosse la struttura di una citta’ circolare, come quella descritta da Platone.

A questo punto si pone un quesito. Meglio conservare Atlantide intatta e idilliaca nelle nostre menti o desiderare che riemerga, pur se scavando sotto metri e metri di fango? Ai posteri l’ardua sentenza.

Tommaso Ceruso

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