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14 marzo 2011

Dimmi cosa ascolti e ti dirò chi sei

Sin da sempre l’uomo è stato affascinato dalla musica, persino il linguaggio preistorico, come rivelano le fonti storiche, era cadenzato dal ritmo. Basta pensare alle tradizioni delle tribù africane, ai riti sciamanici, alle danze tribali per rendersi conto di quanto la musica, e prima ancora di essa, il ritmo caratterizza inconsapevolmente la nostra vita.

Un’arte invisibile ma che si inscrive nel corpo di ciascuno di noi, se ne impossessa e da beneficio ai sensi. Il perchè è destinato forse a rimanere un dubbio eterno, ma in Inghilterra nel frattempo provano a tracciare una sorta di schema sperimentale con lo scopo di definire le principali influenze al momento della scelta del brano d’ascolto.

L’etnomusicologia, la biomusicologia, la psicologia musicale sono tutte scienze che studiano già il rapporto fra musica ed essere umano. Adesso la Cambridge University ha portato avanti uno studio sulla relazione fra l’esperienza musicale e l’esperienza emozionale umana. Sono stati riscontrati cinque profili entro i quali un ipotetico ascoltatore può rientrare.

Forti del fatto che subordinando le scelte ad un gusto personale e soggettivo, i ricercatori dell’università inglese sono convinti che dietro vi sia qualcosa di estremamente complesso.

Questi studiosi hanno rintracciato alla base del gusto personale un’influenza emanata da una serie di fattori esterni, quali la genetica, le contaminazioni culturali, le mode, le esperienze personali ed quelle emotive del soggetto.

Questi ricercatori hanno creato un modello chiamato MUSIC, dalle iniziali delle principali caratteristiche di ogni dimensione sonora: Mellow (melodiosa), Unpretetious (senza pretese), Sophisticated (sofisticata), Intense (intensa) e Contemporary (contemporanea).

Il test è stato applicato a duemila volontari ai quali è stato chiesto di indicare gli attributi dominanti (come il ritmo e il timbro) e di collegare un tratto psicologico percepito come intimamente connesso.

Dagli esiti dell’esame è risultata un’affinità più complessa fra la scelta dei brani musicali e i tratti distintivi di ciascun volontario.

Sicuramente la musica, come l’arte in generale, non potrà mai essere la risultante di un freddo calcolo scientifico, ma di certo, questo è un primo passo verso quello che può definirsi un semplice orientamento all’interno della complessa psicologia che si cela dietro i gusti musicali.

Serena Calabrese

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