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18 marzo 2011

La Crisi non si Celebra

La Giornata Mondiale del Teatro, prevista per il prossimo 27 marzo, in Italia non si festeggerà.Il 27 marzo è la giornata mondiale del teatro. Ma in Italia non ci sarà nulla da festeggiare.

Così, mentre gli altri paesi si apprestano a celebrare adeguatamente il Teatro, l’Italia trasforma i festeggiamenti in protesta.
Una protesta forte e condivisa.

La ragione scatenante sono i tagli a teatro, cinema, danza, lirica, ricerca e cultura; ma soprattutto le reazioni deboli di sindacati e associazioni di categoria che insistono in una politica di compromessi, che finora ha portato scarsi risultati.

Il teatro e il cinema indipendente, i linguaggi contemporanei e la ricerca, le giovani generazioni di artisti, non vedono nessuno che rappresenti il proprio disagio.
Così sono loro a farsi avanti lanciando un appello agli artisti e alle compagnie in scena, invitandoli a leggere un comunicato di protesta da tutti i palcoscenici, così da far valere i propri diritti e la propria autonomia professionale.

Questo comunicato è stato pubblicato da Zeropuntotre, un movimento che nasce in occasione dello sciopero nazionale del 12 dicembre 2008, formato da lavoratrici e lavoratori dello spettacolo.
Zeropuntotre è un contenitore nato per informare, per raccogliere idee, proposte e proteste.

Zeropuntotre, ovvero quanto del PIL lo stato italiano investe in cultura.

Si cercano quindi altre forme per ottenere una riforma radicale del sistema di finanziamento.
È un’ammissione della tragica condizione in cui il governo ha abbandonato l’intero settore della cultura e in particolare quello dello spettacolo.

Così chi andrà a teatro il giorno 27 marzo, prima di godersi lo spettacolo, ascolterà le parole di questo comunicato, che si chiude con una richiesta di partecipazione e di sostegno da parte di tutti gli amanti dell’arte.

COMUNICATO:
Gentile Pubblico,
A nome di tutta la compagnia prendiamo la parola con l’identità che spesso non ci viene riconosciuta: quella di lavoratrici e lavoratori dello spettacolo.
La situazione del teatro, e di tutto il settore culturale, in questo momento in Italia è al collasso: teatri pubblici e privati, festival e compagnie indipendenti sono in ginocchio, a rischio le produzioni cinematografiche e teatrali e le programmazioni di questa stagione, oltre che molti posti di lavoro – siamo 250.000, attori, danzatori, registi, scenografi, tecnici, costumisti, operatori del teatro, del cinema, della danza, della musica…
Siamo precari, siamo intermittenti, e del tutto privi di garanzie sociali.
La cultura, l’arte, la ricerca non soltanto producono ricchezza e occupazione: sono un diritto e un bene comune, non un privilegio di pochi. Eppure, il nostro paese investe lo 0,1% del PIL. Una delle ultime posizioni in Europa.

Ma reintegrare i fondi non basterebbe più. Chiediamo una profonda riforma del sistema. Chiediamo regole CONDIVISE per una distribuzione più equa e trasparente dei finanziamenti secondo criteri di qualità.
Chiediamo di tutelare la nostra autonomia di artisti e i nostri diritti di lavorat*, attraverso la garanzia di un reddito continuativo per i tempi di non lavoro.
Invitiamo tutti, artisti, lavoratori, operatori ad unirsi per organizzare una resistenza attiva per difendere l’espressione del pensiero indipendente e il libero accesso ai saperi e alle arti.

Una comunità che va a teatro, al cinema, che legge, è una comunità che acquisisce sempre più strumenti per scegliere, per partecipare. Una comunità che sa assumere la responsabilità diretta della democrazia.
E quindi proprio a voi che vi trovate qui e che scegliete di andare a teatro, chiediamo di sostenere questa battaglia come se fosse anche una vostra battaglia.
Grazie.

Giulia Migliola

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