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25 marzo 2011

Università di Urbino : La provincia della felicità

La lettera indirizzata dal Presidente della Provincia di Pesaro Urbino, Matteo Ricci, al Rettore dell’Università degli Studi di Urbino Prof. Stefano Pivato, sul tema “Facciamo dell’Università di Urbino il centro europeo che studia la felicità”, ribadisce la necessità di ripensare i classici strumenti di valutazione della ricchezza e del benessere di un paese legati prevalentemente alla crescita economica (Prodotto Interno Lordo).

Da tempo, il pensiero di come integrare e/o superare i problemi ben noti del PIL, come quello delle spese per riparare danni ambientali, in cui il Pil cresce ed il benessere sociale, per quanto ampiamente inteso, di certo non aumenta, ha stimolato la ricerca scientifica ecologica-economica in questi ultimi venti anni. Sull’onda del rapporto «Misura delle performance economiche e del progresso sociale», frutto del lavoro di un gruppo di esperti, guidati da due premi Nobel quali Joseph Stiglitz e Amartya Sen assieme a Jean-Paul Fitoussi, emerge quindi la necessità di definire nuovi modelli di sviluppo economico-territoriale e di indici in grado di misurare oltre al PIL, altri indicatori fondamentali per una comunità: valori come quelli della sanità, dell’istruzione, dell’ambiente, della sicurezza e delle disuguaglianze valutando quindi la qualità della crescita piuttosto che la sua quantità.

Tale visione si colloca nell’ambito degli obiettivi posti a livello internazionale nella X Conferenza delle Parti (Cop-10) della Convenzione sulla Biodiversità delle Nazioni Unite a Nagoya (2010) che, pur fallendo gli obiettivi di riduzione della perdita di biodiversità entro il 2010, ha messo in risalto figure e posizioni inaspettate come il capo della Banca mondiale, Robert Zoellick, che ha spiegato ai ministri dell’ambiente, ai loro colleghi alle finanze ed alle imprese che la natura fornisce cibo, medicinali, turismo e materie prime per l’industria: «La produttività delle terre e dei mari sta diminuendo, e con lei i servizi ecosistemici che sono essenziali per far uscire i popoli dalla povertà. Specie in pericolo stanno scomparendo per sempre sotto i nostri occhi».

A livello nazionale l’adozione della Strategia sulla Biodiversità ha permesso di sottolineare come questo concetto della conservazione del Capitale Naturale e dei suoi servizi ecosistemici sia chiave tanto da determinare il primo pilastro della strategia denominato valutazione e conservazione dei servizi ecosistemici.

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