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14 marzo 2011

Uscito il nuovo album di Marco Parente

Marco Parente è tornato: con il suo sesto album in studio conferma il momento d’oro del nuovo cantautorato italiano di matrice indipendente, sfoderando un disco che non può non lasciare stupiti. Il nuovo lavoro del cantautore napoletano è infatti un piccolo gioiello.

“La riproduzione dei fiori”, uscito da pochi giorni, si impone all’udito dell’ascoltatore con 11 brani raffinati, dai testi calibrati e coerenti con il suo percorso artistico e dai suoni cristallini e ben levigati, confermandosi come uno degli “intoccabili” della scena underground nostrana.

Marco Parente è figlio di quella vera e propria “età dell’oro” del panorama indipendente italiano, caduta nella prima metà degli anni ’90 e che ha generato gente del calibro di Afterhours, Marlene Kuntz, Cesare Basile e Paolo Benvegnù, solo per citare qualche nome.

L’artista napoletano ha una storia musicale di un certo spessore: inizia la sua carriera come batterista, prima nel gruppo Otto’p’notri (di cui è uno dei fondatori), poi addirittura nel gruppo “cult” del punk e post-punk italiano, i CSI (ex CCCP), dove suona sempre la batteria negli album “Ko de mondo” e “Linea Gotica” (tra gli ultimi bagliori della creatura di Ferretti).

Esordisce come solista nel 1997 con “Eppur non basta”: nel corso degli anni collabora con Carmen Consoli, Manuel Agnelli, Cristina Donà, Paolo Benvegnù e altri, e si conferma sempre più come uno degli astri di una scena indipendente che appare sempre più in fase calante.

“La riproduzione dei fiori”, uscito il 7 marzo, alterna pezzi acustici e vere e proprie cavalcate rock, echi dello stile dei Radiohead e altri alla Rolling Stones: anche in questo disco sono presenti delle partecipazioni importanti come è avvenuto in altre occasioni della storia artistica di Parente: sono presenti infatti i contributi di Alessandro Fiori (“ospite” nella canzone “L’omino patologico”, vera e propria citazione della rollingstoniana “Sympathy for the devil”) e Robert Kirby, lo storico arrangiatore di Nick Drake: Kirby, che ha composto le partiture per gli archi di “Sempre”, uno dei pezzi più belli del disco, è scomparso prima del compimento del lavoro, che quindi rappresenta anche un tributo alla sua memoria.

Marco Parente, con la pubblicazione di questo ultimo lavoro, conferma quella tendenza che ha riportato la canzone d’autore alla ribalta negli ultimi anni, non solo con volti ormai noti al grande pubblico come Ligabue, Max Gazzè, Niccolò Fabi, Vinicio Capossela e altri, ma anche con un cantautorato un po’ più defilato dalle grandi luci della ribalta, quel sottobosco alternativo e svincolato dalle grandi etichette discografiche in cui si muovono artisti di altissimo livello e che non hanno niente da invidiare ai grandissimi cantanti sopra citati, gente come Vasco Brondi, Paolo Benvegnù, Dente, Brunori Sas, Cesare Basile e ovviamente il cantautore napoletano, uno dei più originali “songwriter” dell’ultima generazione.

Alberto De Luca

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