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23 aprile 2011

Conferenza stampa “Il sesso aggiunto”

Il giorno 21 aprile si è svolta a Roma, presso la Casa del Cinema, la conferenza stampa del film Il Sesso aggiunto, erano presenti il regista e sceneggiatore Francesco Antonio Castaldo, gli attori Giuseppe Zeno, Miriam Catania e Valentina D’Agostino, il produttore e montatore Giovanni Madonna, il compositore Nicola Piovani e, per la casa di distribuzione, Christian Lelli

Sesso Aggiunto

Sesso Aggiunto

Come prima domanda chiederei ai nostri ospiti di parlarci un po’ del film.

C.L. La nostra casa di distribuzione privilegia film dal valore socio culturale elevato. Quando mi si è presentata l’opportunità di produrre un film come quello di Castaldo non me la sono fatta sfuggire. Questo perché ritengo che la pellicola, affrontando un tema come quello della tossicodipendenza, vada a toccare tematiche attinenti al sociale.

Altra cosa che mi ha convinto a produrre il film sono state le situazioni descritte al suo interno, le ho trovate, infatti, molto realistiche. Ho lavorato alcuni anni con i tossicodipendenti e ho trovato la sceneggiatura di Castaldo molto verosimile.

F.A.C. Ho voluto girare un film dove la tossicodipendenza fosse rappresentata non fotografata. Non ho voluto raccontare come si comporta un tossico, descrivendo le sue azioni quotidiane. Ad un certo momento del film il tema della tossicodipendenza si sposta in secondo piano. Il protagonista intraprende un percorso di autopsicanalisi, rivive i momenti più significativi della sua vita, come il rapporto con il padre, con se stesso e con il suo sogno infranto di diventare calciatore. A questo punto l’amore diviene il protagonista principale. Esso si configura come quel dio che è presente all’interno di ognuno di noi, che ci fa sentire le sensazioni più pure e che ci può far affrontare gli ostacoli che la vita ci presenta. Ho voluto, inoltre, girare questo film perché negli ultimi anni ha ripreso piede il consumo di eroina. Gli ultimi dati riferiscono di un incremento dell’uso della polvere bianca pari al 40%. Spero che questo film verrà visto dai giovani e possa dimostrare loro quanto l’uso di droga possa allontanare l’uomo da se stesso.

G.M. Le motivazioni che mi hanno spinto a produrre questo film sono molteplici. Per prima cosa il piacere di lavorare con un grandissimo regista come Castaldo; riponevo piena fiducia nei confronti suoi e degli attori, il che mi ha portato anche a destinare al progetto un budget di 1.400.000 euro. In più, ciò che mi ha convinto, è come il film tratta il tema della tossicodipendenza. Una delle speranze che ho, e che condivido con Castaldo, è che il film sia visto dai giovani e che sia uno spot contro tutti i tipi di dipendenza.

Com’è stata, per voi attori, l’esperienza sul set sesso aggiunto?

M.C. Il mio personaggio è molto particolare, Nancy è un’ex tossicodipendente che, però, purtroppo, ricade nuovamente nel baratro della droga. Ho cercato di immaginare come potesse essere forte la dipendenza da eroina, a tal punto che, anche se ne sei uscita, non riesci mai a smettere di pensare a lei.

Gli attori come si sono preparati per interpretare i propri personaggi in sesso aggiunto? C’è stato un lavoro di documentazione?

M.C. Ho parlato con molti tossicodipendenti, per me interpretare Nancy è stato difficile, perché è un personaggio per me nuovo, molto diverso da quelli da me in precedenza interpretati. Ho cercato di ricostruire le sensazioni di falso benessere fisico e psicologico che ti dà il consumo di eroina.

V.D. Mi sono preparata cercando di immaginare gli effetti fisici che sopravvengono dopo il consumo di eroina, in particolare il senso di rilassatezza e debolezza. L’eroina ti riduce ad uno stato semivegetativo e questo ti svincola dalle responsabilità, ciò dona ai tossicodipendenti un senso di liberazione. Non ho mai fatto uso di droghe, però come molte persone anche io ho delle mie dipendenze, e proprio concentrandomi su queste che ho potuto interpretare il mio personaggio.

G.Z. Non mi sono preparato, per così dire, in modo classico. Conoscevo e conosco diversi tossici, ma non ho dedicato tempo eccessivo a parlare con loro, anche per non cadere nell’imitazione e per non portare in scena un personaggio che si rifà ai classici clichè del tossicodipendente. Francesco (Castaldo il regista ndr) era molto documentato e si è rivelato un aiuto prezioso. Se Alan non fosse stato un tossicodipendente sarebbe stato un poeta, mi sono principalmente basato su questa indicazione di Francesco.

N.P. E’ difficile dire come un musicista si possa preparare per scrivere le musiche di un film. Quello che posso raccontare è perché ho deciso di scrivere la colonna sonora. Per caso mi è arrivata la sceneggiatura di Castaldo e l’ho trovata subito interessante. Si presentava come qualcosa di inedito e quindi affascinante e autentico. Ho cercato di cogliere l’essenza di fondo del film, che per me non è l’amore, ma la sua assenza.

Il film sembra avere una doppia anima, una più intimista e, per così dire familiare, l’altra che tende più verso il sociale, con una rappresentazione della tossicodipendenza che è parsa poco credibile.

F.A.C. Ho vissuto in prima persona esperienze di tossicodipendenza, dato che per un certo periodo della mia vita ho frequentato una ragazza che aveva problemi di droga. Il mio obbiettivo era rappresentare il mondo interiore della tossicodipendenza e in particolare del protagonista del film.

Il film presenta una pezzatura molto lunga, siamo vicini alle due ore di film. Come mai questo minutaggio così elevato?

F.A.C. Avevo bisogno di certi tempi di riflessione. Non è una scelta fatta a priori. Ho cercato, in fase di montaggio, di tagliare più scene possibili, ma non sono riuscito a ridurre ulteriormente la durata del film.

Francesco Tamburrino

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