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22 Maggio 2011

Incrociando le braccia diminuisce il dolore

I significati e i rimandi che ci suggeriscono le braccia conserte sono molteplici. Se le braccia incrociate sono abbinate a un broncio, intuiamo immediatamente che un bambino è seccato o arrabbiato. Secondo gli psicologi, la gente tende a incrociare le braccia quando si relaziona con un’altra persona, per mantenersi sulla difensiva o per mantenere le distanze. Inoltre le braccia conserte ci ricordano le fotografie dei grandi manager che vogliono trasmettere la propria potenza, dei politici che vogliono esprimere il loro carisma, ecc.

Adesso, grazie a una ricerca dell’Università Bicocca di Milano, le braccia conserte assumeranno un nuovo significato: quello di lotta al dolore. Secondo uno studio dell’Ateneo meneghino, infatti, incrociando le braccia la percezione del dolore si ridurrebbe di circa il 3%.

La ricerca è stata condotta dai ricercatori del Dipartimento di Psicologia, guidati dal Dottor Giandomenico Iannetti. Ad aiutarli sono stati otto volontari, i quali si sono sottoposti a un particolare esperimento. Gli è stato più volte provocato uno stimolo doloroso sulle mani. Dai risultati del test, si è scoperto che quando gli esaminati avevano le braccia distese lungo il busto, percepivano maggiormente il dolore rispetto a quando si sottoponevano allo stimolo con le braccia incrociate.

Secondo lo studio, riportato sulla rivista scientifica Pain (pubblicata dall’International Association for the Study of Pain), questa diversa percezione del dolore dipenderebbe dall’attività cerebrale. Incrociando le braccia infatti, confonderemmo il nostro cervello, in quanto si creerebbe un conflitto di informazioni fra la sua funzione che riguarda il corpo e quella che riguarda lo spazio esterno.

Dunque d’ora in poi, se per caso doveste essere accusati di negligenza perchè scoperti con le braccia incrociate sul posto di lavoro, potrete giustificarvi dicendo di stare solamente tentando di combattere un mal di testa o mal di stomaco. A sostenere la vostra giustificazione ci pensa l’Università Bicocca.

Alessio Testa

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