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20 Maggio 2011

L’UniCal nell’occhio del ciclone che rischia di travolgere tutti

L’università della Calabria, è al centro di uno scandalo.
La procura sta indagando su presunte compravendite di esami e firme false sugli statini. Questi in estrema sintesi i fatti. Quanto sta accadendo fa sorgere riflessioni da parte di studenti e corpo docente. Sembra per molti un fulmine a ciel sereno, nessuno ne parla approfonditamente e i giudizi vengono espressi a mezza bocca senza esporsi.

Atteggiamento condivisibile perché la faccenda è delicata e in ogni caso sarà la magistratura a dover accertare eventuali responsabilità e ci si augura che se ci fossero illeciti i responsabili paghino, se non altro per rispetto verso quanti senza mezzi illeciti, e con tanto sudore, riescono a laurearsi, senza cercare scorciatoie.
Nonostante ci debba essere prudenza e cautela, qualche riflessione su quanto sta succedendo è doverosa.

Anzitutto, l’Università ne uscirà a prescindere di come si risolva la vicenda, con una immagine compromessa, infangata e poco edificante. Una situazione in cui il dazio maggiore, sarà pagato da tutti gli studenti laureati che nel momento in cui dovranno spiegare dove hanno acquisito il titolo di laurea, verranno subito associati all’Università dello scandalo.

L’UniCal non è un serbatoio da cui attingere la laurea, utilizzando sotterfugi e furbizia. In questo variegato ambiente, ci sono studenti onesti che sudano per superare un esame,con alle spalle famiglie oneste che si sacrificano quotidianamente per mantenere negli studi i figli. Ci sono docenti onesti che quotidianamente fanno il loro mestiere, con competenza e senza macchiarsi di nessun tipo di illeciti.

Vi sono funzionari onesti e solerti, i quali, spesso devono scontrarsi con un muro di omertà, di silenzio e scarsa competenza. Per le ragioni sopra elencate ci si deve augurare che le indagini continuino e che se c’è qualcuno che ha sbagliato paghi.

Sospendo ogni giudizio su quanto accaduto, io come altri spero, non dovremmo sottoporre a gogna mediatica nessuno, fino a che non ci siano elementi accusatori tali da poter fare esprimere un qualsiasi giudizio.
Chi è innocente lo dimostrerà in un eventuale processo, lasciamo lavorare in pace le autorità competenti.

Se qualcuno sa qualcosa farebbe bene a denunciare piuttosto che insinuare e fare riferimenti, ma deve avere prove certe altrimenti meglio che taccia.Mi auguro che la stessa solerzia mostrata dall’autorità giudiziaria in questo caso specifico possa esserci anche nelle indagini su istituti privati, penso che anche li forse, emergerebbero gravi irregolarità.

Vincenzo Amone

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