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2 giugno 2011

Centi Colella sta morendo

Piccola inchiesta sullo stato di ricostruzione del centro universitario sportivo dell’Aquila abbandonato dopo la tendopoli. Nessuna entrata, fondi insufficienti e dipendenti che rischiano il posto, questo è Centi Colella dopo la tendopoli

L’8 Maggio scorso le parole di Marcello Gubiotti, dipendente del Cus aquilano sembravano non lasciare dubbi sulla futura sorte dell’impianto sportivo universitario di Centi Colella; uno spazio polivalente che ha ospitato migliaia cittadini sfollati durante i drammatici momenti seguiti al sisma che colpì l’Abruzzo.

Il nostro datore di lavoro, Francesco Bizzarri ci ha riunito e ci ha comunicato che la situazione attuale è drammatica. Da più di due anni non ci sono entrate, e quanto è stato riconosciuto per i danni fatti durante la tendopoli non basta a ripristinare tutte le strutture e a farci ripartire. In poche parole “Signori grazie, ma se continua così chiudiamo per sempre”.

L’impianto di Centi Colella ha avuto un ruolo di primaria importanza nelle operazioni di sostegno ed assistenza alla popolazione aquilana.

Grazie a questa struttura che risultò immune ai danni del sisma, ed al personale che si è sempre impegnato per mantenerlo in efficenza, fu possibile assistere circa 3000 persone nelle prime ore del terremoto nonchè dare ospitalità ad altre mille grazie all’installazione della tendopoli.

I problemi per questo impianto, fiore all’occhiello dello sport universitario abruzzese, sono iniziati proprio dopo lo sgombero della tendopoli nel Dicembre del 2009.

Mentre lentamente e coraggiosamente la popolazione sconvolta cercava di ricominciare la propria vita lasciando quelle che per mesi erano state abitazioni cerate, mentre i fari dei media nazionali via via si spegnevano sulla tragedia, mentre l’argomento della romantica ricostruzione umana lasciava spazio alla più prosaica, razionale ma vitale ricostruzione strutturale, quella che fa discutere di fondi, costi, perdite, danneggiamenti, futuri investimenti: in questo momento è iniziata la spirale del silenzio in cui è caduta questa struttura.

Dopo lo smentellamento della tendopoli, arrivano le prime perizie: 1.200.000 euro sono i fondi necessari per il completo ripristino delle strutture e dei campi.

I danni alla struttura ci sono e sono molti, in particolare riguardano l’impianto idrico, quello elettrico e quello fognario, la base del buon funzionamento di qualsiasi struttura di aggregazione pubblica che debba ospitare al suo interno centinaia di giovani che praticano sport.

A tutto questo si aggiunge il danno subito dal blocco delle attività causato dalla tendopoli che ammonta a circa 400.000 euro, Centi Colella infatti è uno spazio polivalente, l’unico della città, ed avrebbe potuto ospitare circa il 70% delle società sportive aquilane.

I soldi arrivano soltanto un anno dopo e dimezzati. Le istituzioni riconoscono ed erogano per il ripristino 550.000 euro che naturalmente risultano insufficienti per ripristinare un centro che conta 3 campi (di cui due campi da calcio regolari), 2 palestre, 2 capannoni e i vari camminamenti fra le ben 12 strutture sportive presenti.

Così lentamente la situazione finanziaria è andata alla deriva assieme alla struttura che nonostante gli sforzi dei dipendenti sta lentamente morendo.

Non sono mancate naturalmente le contraddizioni nei comportamenti della Regione che ha destinato 200.000 euro soltanto per il ripristino del campo sportivo di Pianola, poco meno della metà di quello che è toccato alla cittadella sportiva di Centi Colella, che di campi da calcio al suo interno nè contiene ben due, oltre ad altri spazi polivalenti di dimensioni maggiori.

A poco è valsa anche l’azione dei ragazzi dell’Aquila Rugby che due mesi fa si armarono di ruspa e tentarono di rendere praticabile il terreno per tornare ad allenarsi su quel campo che spetterebbe loro di diritto ma che, in stato di abbandono, fatica ad ospitarli.

Ora ad essere in pericolo, non è solo la struttura, i diritti degli studenti, lo sport come viatico per la nuova dignità dei giovani di questa città, ma i dipendenti del CUS Aquilano.

Di questo passo saranno costretti ad affondare assieme al loro vascello persone che sino ad oggi non hanno mai perso la speranza di una bonaccia favorevole che li traghetasse verso l’agognata ricostruzione.

Il CUS L’Aquila infatti presentò un progetto per il risanamento e la riqualificazione di tutta l’area sportiva per un totale di € 17.000.000, piano di ricostruzione che campeggia in bella vista sul sito del CUS.

Il progetto fu approvato dal CONI e ricevette il via libera dal Credito Sportivo che si è impegnato a finaziare il CUS con 5 milioni di euro ma la corsa alla ricostruzione fino ad ora si è infranta sul muro delle istituzioni comunali.

La tendopoli rischia così di trasformarsi nel canto del cigno di Centi Colella a meno che non si intervenga entro periodi stretti. I lavori nell’impianto sono in realizzazione ed i dipendenti stanno lavorando a più non posso per evitare di saltare un altra stagione sportiva che significherebbe la chiusura definitiva della struttura.

Le tendopoli sono state il mezzo fondamentale per traghettare molti aquilani verso una nuova casa ed offrire loro assistenza in un momento drammatico, nel momento dell’emergenza è stato fondamentale occupare luoghi come Centi Colella e trasformarli in isole per la sopravvivenza di persone che dal giorno alla notte si sono ritrovare senza un tetto sotto a cui dormire e forse questa espressione risulta persino riduttiva.

Per questo è necessario evitare che la tragedia del 6 Aprile 2009 mieta ulteriori vittime, è necessario evitare che si uccidano altri luoghi, altri spazi.

Spazi in cui i giovani, veri guardiani della speranza, possano ritrovarsi, vivere, aggregarsi e praticare sport, quel gioco che insegna a vivere e che è capace di fortificare lo spirito prima dei muscoli.

Siamo certi che le istituzioni comunali e regionali, che proprio in questi giorni hanno stanziato 5 milioni di euro per il ripristino di altre 4 strutture danneggiate, sapranno muoversi con i tempi giusti per riuscire a salvare in tempo un luogo che non può e non deve morire.

A volte basta anche un segnale, esile, flebile, per ridare fiducia. Ci auguriamo che questo segnale, questa promessa giunga in tempo.

Senza fare prigionieri nè vittime vogliamo in un breve futuro tornare a occuparci di Centi Colella con un altro titolo che parli di gioia, rinascita e non di un altro, ennesimo lutto.

Claudio Capanni

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