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24 giugno 2011

Dormire fa bene al ricordo

Che gli scienziati facessero esperimenti sui topi per ricerche che interessavano il genere umano si sapeva ma che usassero anche i moscerini, per i loro studi, nessuno l’avrebbe mai immaginato, ed invece è proprio cosi.

Gli studiosi delle università americane di Washington e del Wisconsin, in una ricerca pubblicata sulla rivista scientifica “Science”, anche se separatamente e a distanza di tempo, hanno analizzato il rapporto tra sonno e apprendimento osservando quello che accade nel cervello degli insetti ed hanno dimostrato che dormire serve a riordinare e consolidare i ricordi accumulati durante il giorno, così da trovare lo spazio per le cose che si apprenderanno il giorno seguente.

In primis furono i ricercatori della University of Wisconsin-Madison School of Medicine and Public Health che hanno osservato come le sinapsi (i collegamenti tra le cellule nervose del cervello) aumentavano di numero e dimensioni durante le ore di veglia per tornare normali durante il sonno.

Questo fenomeno era particolarmente visibile nei moscerini che si trovano in un ambiente stimolante e che apprendono molte cose grazie alla presenza di altri simili: per loro, il riordino dei ricordi accumulati richiede più tempo, e per questo hanno bisogno di dormire di più.

Il sonno serve a sfrondare le sinapsi appena create. – sostiene Chiara Cirelli, esperta in scienza del sonno e professoressa associata di psichiatria presso l’università del Wisconsin – Bisogna creare spazio per permettere la formazione di nuove connessioni, altrimenti si rischia di bloccare il processo di apprendimento. Questa operazione di pulizia –conclude- serve a risparmiare energia e per il cervello l’energia è fondamentale. Imparare senza dormire è una cosa insostenibile da un punto di vista energetico”.

Un ruolo fondamentale in queste operazioni di ‘pulizia’ delle connessioni cerebrali lo gioca, infatti, la proteina Fmr1: gli scienziati hanno infatti osservato che quando è presente in quantità eccessive, impedisce il moltiplicarsi delle sinapsi durante la veglia e di conseguenza riduce il bisogno di sonno.

I ricercatori dell’università di Washington, invece, sotto la guida di Jeffrey M. Donlea, non hanno fatto altro che affermare quanto scoperto dai collegi del Wisconsin in quanto hanno fatto in modo che i moscerini maschi imparassero a non eseguire i loro rituali di corteggiamento in presenza di altri insetti con cui non possono riprodursi.
Se normalmente questo ricordo svanisce nel raggio di un periodo brevissimo, si è invece visto che nei moscerini più riposati (che avevano dormito quattro ore) può durare fino a due giorni.

Anche se per scoprire che dormire aiuta a far si che si metta ordine tra i ricordi accumulati durante la giornata e fare spazio per apprenderne nuovi, i ricercatori americani hanno dovuto studiare il sonno dei moscerini (sembra strano immaginarli ma anche i moscerini dormono, come non si sa ma lo fanno)questo non può far altro che essere una nuova scusa, per noi giovani pigroni, da poter utilizzare quando i nostri genitori avranno da ridire sulle numerose ore passate a letto in confronto a quelle passate sui libri dopotutto dormendo impariamo …

Dora Della Sala

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