• Google+
  • Commenta
15 giugno 2011

Etna Valley. Speranza per i ricercatori siciliani

Siamo agli inizi degli anni ’60, in quel periodo di enorme sviluppo per l’Italia conosciuto come boom economico, quando la STMicroelectronics, allora S.G.S. Microelettronica, apriva le prime collaborazioni con l’Università di Catania per la produzione di semiconduttori, portando allo sviluppo della zona industriale di Catania.

Nei primi anni novanta la zona fu rinominata, in modo abbastanza pretenzioso Etna Valley, il nome richiama alla mente la Silicon Valley californiana, dove moltissime aziende come la Apple, la Hewlwtt-Packard, la Intel per arrivare a tempi più recenti come Google e Facebook, hanno le proprie sedi.

Lo sviluppo dell’Etna Valley si ebbe proprio negli anni ’90, quando In seguito all’attività di promozione del sindaco “pro tempore” Enzo Bianco e alla attività imprenditoriale del presidente della STMicroelctronics, Pasquale Pistorio, si realizzò un insieme di aziende attorno al nucleo industriale originario. Da allora importanti industrie straniere tra le quali la Nokia, la Alcatel la IBM, solo per citare le più note, hanno deciso di investire i propri capitali nella zona. Attorno a queste grandi aziende è sorto un indotto di oltre un migliaio di piccole aziende che producono i semilavorati necessitanti per le varie produzioni.

Il distretto tecnologico dell’Etna Valley ha così continuato a svilupparsi negli anni ed è stato fonte di impiego per moltissimi giovani siciliani, anche grazie alla collaborazione del CNR e delle Università di Catania, di Palermo e di Messina, che hanno messo in contatto le realtà industriali della zona con il mondo della ricerca.

Purtroppo, al termine degli anni ’90 il flusso di capitali verso la zona industriale catanese iniziò a scemare. La recente crisi economica ha aggravato una situazione che di per sé si stava già facendo alquanto complessa, la mutata congiuntura mondiale ha portato ad un’ulteriore riduzione delle attività e della forza lavoro impiegata nonché il blocco di alcune iniziative importanti che erano state escogitate dalle aziende coinvolte nell’area.

Il distretto industriale non gode oggi di ottima salute. Almeno secondo le stime dell’Osservatorio nazionale sui distretti industriali, il quale sostiene che le piccole e medie aziende presenti sul territorio dipendano oramai troppo dall’azienda leader, ossia la STMicroelectronics.

I ricercatori che hanno trovato impiego nella vallata pongono l’accento sulla mancanza di fondi e puntano il dito con la burocrazia, la quale a loro dire ha frenato molti investitori stranieri.

A giugno però qualcosa a livello governativo si è mosso. Il Miur (Ministero università e ricerca) ha deciso di stanziare ben 193 milioni di euro per il sostegno della zona. Sarebbe importante che questi finanziamenti vadano a buon fine, la Sicilia, il sud e in generale L’Italia, non si possono permettere di perdere un polo industriale come quello di Catania. Il settore tecnologico, insieme a quello delle energie rinnovabili, rappresenta ancor oggi il futuro. Ricordiamocelo.

Francesco Tamburrino

Google+
© Riproduzione Riservata

Copyright © 2004-2015 - Reg.Trib. Salerno n°1115 dal 23/09/2004 | CF: 95084570654 - P.IVA 01271180778

Magazine di informazione su Scuola, Università, Ricerca, Formazione, Lavoro
Attualità, Tendenza, Arts and Entertainment, Appunti, Web TV e Web Radio con foto, immagini e video.
Tutto quello che cercavi e devi sapere sui giovani e sulla loro vita.

Redazioni | Scrivi al direttore | Contatti | Collabora | Vuoi fare pubblicità? | Normativa interna | Norme legali e privacy | Foto | Area riservata |

Per offrirti la migliore esperienza possible questo sito utilizza cookies.
Continuando la navigazione sul sito acconsenti al loro impiego in conformità della nostra Cookie Policy