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13 giugno 2011

Più Veloce Della Luce

Un giovane cosmologo portoghese propone, attraverso il suo libro Più veloce della luce, una teoria rivoluzionaria dell’universo.

Il cammino dell’uomo è un disegno caliginoso, sublime ed affascinante; un gomitolo d’ozio e volontà, un’opera intensa e maestosa, irta di grovigli e rovi, destinata a lasciare un’impronta lucente nella volta universale. Tale opera deve gran parte della propria ipostasi ad un evento catartico avvenuto decine di migliaia di anni fa: l’abbandono dei giacigli di pietra delle caverne dovuto alla visione dello splendore della luce.

Ad oggi non è ancora ben chiaro di cosa sia costituita la luce. Quel che appare lampante è che da sempre, essa abbia affascinato sia per l’importanza concernente il funzionamento del pianeta, che per la mistica influenza inconscia da cui l’uomo ha tratto stupore scientifico e filosofico.

La luce è verità, saggezza, brama di conoscenza; i suoi raggi influiscono positivamente sul nostro microcosmo permettendoci di arguire le immagini che si susseguono nel nostro caleidoscopico percorso esistenziale.

Nella filosofia aristotelica la luce assume l’immagine propria dell’etere, il quinto elemento dato dall’osmosi tra materia fluida e sottile che circonda e avvolge l’universo dei corpi composti dai quattro elementi ancestrali (acqua, aria, terra, fuoco). L’ideologia neoplatonica invece, attribuisce alla luce il rango di manifestazione divina, matrice comunicativa attraverso cui l’Uno rende edotte le intelligenze celesti.

Infine, secondo Meister Eckhart, l’uomo carpisce i principi vitali per illuminazione, ergo tramite l’intercessione di una singolare facoltà conoscitiva donata da Dio; in tal modo la luce non può che coincidere con la scintilla animae, il fuoco divino presente nell’interiorità di ciascun individuo.

Nel 1600 Newton sosteneva che la luce fosse composta di particelle a cui diede il nome di corpuscoli. Lo scienziato olandese Huygens invece credeva fosse costituita da una miscela d’onde che si muovono attraverso lo spazio. La scienza moderna ha accettato entrambe le teorie, ritenendo che la luce viaggiasse sicuramente sotto forma d’onde ed avesse comportamenti tipici di tali corpuscoli, definiti fotoni da Einstein (per spiegare l’effetto fotoelettronico).

La luce è l’unica forma d’energia visibile direttamente. Deriva dalle gigantesche reazioni nucleari che avvengono all’interno delle stelle e viaggiando alla velocità di 300000km/s, occorrono circa 8 minuti affinché i suoi raggi raggiungano la terra. Nel XIX secolo gli scienziati credevano che i raggi luminosi fossero trasportati nello spazio da una sostanza misteriosa: l’etere.

Nel 1881 Michelson e Morley, eseguirono un esperimento, utilizzando il telescopio e degli specchi, per rilevare se questa sostanza era in grado di rallentare la luce, quando la terra si muoveva nello spazio. Il risultato fu che l’etere non esisteva e che la velocità della luce era costante. Einstein, più tardi espose, con il principio della relatività ristretta, la costanza dei raggi luminosi.

L’ipotesi della variabilità della luce è stata reintrodotta da Setterfeld e Norman e poi ripresa, nel 2003 da Maguejio, un giovane cosmologo portoghese dell’Imperial College London, il quale con la sua teoria Vsl  (Varying speed of light) risolve i problemi riguardanti l’omogeneità e l’orizzonte dell’universo, mettendo in crisi la teoria dell’inflazione.

Attraverso il suo libro ”più veloce della luce” il fisico critica l’idea di una costante universale, asserendo che la variabilità potrebbe essere dipesa dall’antimateria. Lo spazio è, per definizione, indefinito ed incostante, ergo in grado di condizionare la propagazione luminosa. A questo va aggiunto che l’aumento dell’intensità luminosa di una stella è corrisposto all’aumentare della velocità stessa.

Ciò significa che, probabilmente, la velocità della luce era maggiore, quando, con il Big Bang, l’universo cominciò ad espandersi. Tuttavia, afferma Maguejio: “il futuro della Vsl è nelle mani delle osservazioni”. Dal punto di vista scientifico tutte le teorie sono valide fino a prova contraria se soddisfano in modo ripetibile gli esperimenti.

Va detto che proprio tali osservazioni stanno mettendo in difficoltà il modello standard del Big Bang, dando vita alla necessaria introduzione di nuovi concetti che siano in grado di adattare la teoria alle osservazioni stesse. Gli esperimenti condotti dal Cern sono la risultante della continua necessità d’informazioni sulle cause dell’universo, e possono rivelare risvolti particolarmente affini alla teoria di Maguejio.

Basti pensare al precedente storico attinente alle teorie eliocentriche e geocentriche. Il modello tolemaico del sistema solare era in grado di riprodurre i risultati osservativi, ma quello copernicano in aggiunta appariva molto più semplice e razionale.
Ritenere la Vsl modello di riferimento, potrebbe non essere semplicemente una sfida, ma una delle più ragionevoli sfide della fisica moderna.

Antonio Migliorino

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