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23 giugno 2011

Una macchina ci aiuterà a dormire

Quello dell’insonnia è un grave problema che complica la vita a quelle persone che, più o meno consapevolmente, soffrono di questo disturbo. In Italia ne soffre fra il 10 e il 20% della popolazione.

È un deficit quantitativo e qualitativo di sonno che si ripercuote sulle attività quotidiane di chi ha problemi nell’addormentarsi e nel mantenere un sonno regolare per l’intero arco del riposo. I fastidi di chi è affetto dall’insonnia non si limitano, infatti, al periodo dedicato al riposo, ma si proiettano nella vita di tutti i giorni, compromettendo soprattutto lo studio ed il lavoro.

Chi è attanagliato da questo problema ricorre ai più svariati trattamenti. Dalle più leggere tisane rilassanti, composte da elementi naturali che favoriscono il sonno, quali la camomilla e la valeriana, fino ad arrivare a farmaci e psicofarmaci ai quali fanno ricorso i soggetti che soffrono delle più gravi forme di insonnia.

Per risolvere i problemi di chi non riesce a godersi un buon riposo, si sta pensando a una macchina che li possa aiutare ad addormentarsi. Impegnato in questo progetto è un gruppo di ricercatori in scienze psicologiche e neurologiche, coordinato da Luigi De Gennaro e da Paolo Maria Rossini, docenti, il primo dell’Università La Sapienza di Roma e il secondo della Università Cattolica della capitale.

Il macchinario al quale stanno lavorando, invia al cervello degli stimoli elettrici inibitori o eccitatori di bassa intensità, e quindi impercettibili per chi si sottoponte all’intervento, che dovrebbero aiutare chi ha problemi di insonnia ad addormentarsi.

Per verificare l’effettiva efficacia della macchina, i ricercatori – provenienti dall’Istituto di Neurologia del Policlinico Universitario “A. Gemelli” e dall’associazione “Fatebenefratelli per la ricerca” – stanno testando l’apparecchio su un gruppo di giovani volontari (di età compresa fra i 22 e i 28 anni) i quali, a cadenza settimanale, dormono nel laboratorio di “Psicofisiologia del Sonno” della Sapienza. Le placche del macchinario vengono di volta in volta poste in parti differenti della testa, per verificare quale zona del cranio risponde meglio alle impercettibili correnti inviate.

Alessio Testa

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