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27 luglio 2011

Il primo social network della creatività urbana

Fautori di un atto illegale o portatori di un talento nascosto: queste le due opposte concezioni che da sempre sono legate al fenomeno del graffitismo.

Infatti, il writing, lo street art, i graffiti, l’urban design sono espressioni giovanili che sono stati intesi più spesso come atti di vandalismo che come manifestazione d’arte.

In questo ultimo senso, invece, devono essere valutati: valorizzare questa controversa espressione creativa, individuale o di gruppo che sia,è lo scopo che da da circa due anni si tenta di perseguire.

Lo ha sottolineato Giorgia Meloni, che insieme con l’Italia a Graffiti ha pensato di creare un luogo d’incontro virtuale fra questi ragazzi-molto spesso studenti liceali o universitari-comuni università ed istituzioni.

L’obiettivo comune è uno soltanto:capire i messaggi che i ragazzi intendono trasmettere attraverso questa forma di creatività e promuovere la libera espressione di talento.

A questo scopo è stato compiuto un passo importante:si è proposta la creatività urbana come tema degli Stati Generali.

Ciò, del resto, è in linea con quanto il ministro della gioventù ed Antonio Bernardi hanno sottolineato: la trasgressività giovanile può essere espressione della volontà di apportare il proprio contributo alla vita urbana.

In particolare, Meloni ha di mira un vero e proprio utilizzo di questa arte come strumento di riqualificazione umana; Bernardi induce a considerare in una prospettiva di virtù piuttosto che di vizio il concetto.

Ad esempio, nelle periferie i graffiti possono apportare un elemento di allegria. La creatività, quindi, può anche valorizzare certi ambienti urbani.

Si capisce allora che, se si guarda con attenzione a questo fenomeno, è raro si giunga a identificarlo con un atteggiamento di criminalizzazione.

Se prima era opinione prevalente quella di considerare i writers come meri fautori di atti di vandalismo, oggi questa concezione è stata superata ed è diffusa l’idea che non sono dei vandali!

Si capisce che non bisogna porre confini alla parola “creatività”: questa è la ratio che spinge sempre più la società e le istituzioni locali a creare una sorta di “alleanza” con questi giovani.

Dunque, coinvolgere senza mettere limiti al talento è l’obiettivo principale ma anche responsabilizzare i portatori di questa arte, incanalando quest’ultima in modo tale che costituisca sempre strumento di ricchezza e non di debolezza.


Roberta Nardi

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