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25 luglio 2011

Studenti che sognano l’estate per concedersi una lettura di piacere

Gli esami sono finiti. Finalmente potrò dedicarmi a tutte quelle letture che io chiamo “di piacere”. Durante i mesi invernali, vuoi o non vuoi, siamo così presi dalle letture “imposte” dal programma scolastico, che quel libro che avevamo scelto con tanta cura, solo perché animati da una curiosità, finisce per rimanere chiuso sopra al comodino.

Ricordo di aver comprato un libro che cercavo da un po’ nella piazzetta di San Lorenzo a Roma, dove d’estate c’è sempre una bancarella che vende libri usati. A me piacciono di più i libri usati. Mi danno la sensazione di essere pieni di vita.
Ricordo che qualcuno diceva:

“Quando si legge un libro, si pensa sempre di leggere qualcosa dell’altro, ma inconsciamente cerchiamo noi stessi”.

Ed ecco, i libri usati sono un aggrovigliarsi di vite, pensieri, fantasie che hanno giocato sopra quelle pagine… non è grandioso ??

Ricordo di aver scelto un libro di Albert Camus: Lo Straniero.

Racconta la storia di Meursault, un modesto impiegato che vive ad Algeri in uno stato di indifferenza, di estraneità a se stesso e al mondo.
Il romanzo si apre con la morte della madre del protagonista. L’accaduto non sembra tuttavia scuotere l’animo di Meursault, il quale sembra non provare nessun tipo di emozione: rifiuta di vedere le spoglie della madre, beve caffè e fuma vicino alla bara.

Nei giorni dopo il funerale, Meursault conoscerà Maria, ma mentre lei sembra da subito innamorarsi dell’uomo, per Meursault non c’è, anche stavolta, che indifferenza.

La sera Maria è venuta a prendermi e mi ha domandato se volevo sposarla. Le ho detto che la cosa mi era indifferente, e che avremmo potuto farlo se lei voleva. Allora ha voluto sapere se l’amavo. Le ho risposto, come già avevo fatto un’altra volta, che ciò non voleva dir nulla, ma che ero certo di non amarla. “Perché sposarmi, allora ?” mi ha detto. Le ho spiegato che questo non aveva alcuna importanza e che se lei ci teneva potevamo sposarci.

Un giorno, dopo un litigio, senza alcuna ragione, inesplicabilmente Meursault uccide un arabo.
Viene arrestato e si consegna, del tutto impassibile, alle inevitabili conseguenze del fatto – il processo e la condanna a morte – senza cercare giustificazioni, difese o menzogne.

Durante tutto il processo verrà discusso, più che l’assassinio, il fatto che Meursault sembri non provare alcun tipo di rimorso per quello che ha fatto.
Malgrado i tentativi dell’avvocato difensore, sarà lo stesso Meursault a rifiutare la difesa, abbandonandosi a un finale tutto al negativo, che riflette sull’indifferenza dell’universo rispetto alle mere vicende dell’umanità.

(…) mi aprivo per la prima volta alla dolce indifferenza del mondo. Nel trovarlo così simile a me, finalmente così fraterno, ho sentito che ero stato felice, e che lo ero ancora. Perché tutto sia consumato, perché io sia meno solo, mi resta da augurarmi che ci siano molti spettatori il giorno della mia esecuzione e che mi accolgano con grida di odio.

Ed ecco, un invito alla lettura il mio, alla scoperta di autori nascosti, outsider. Ma anche un invito a buttare l’occhio sulle bancarelle dei libri usati, dove si incontrano “i libri che parlano”.
Un invito a mettere nella borsa del mare un buon libro da leggere sotto l’ombrellone, per riscoprire le letture di piacere, e il piacere della lettura.

Margherita Teodori

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