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1 luglio 2011

Unict, Geoculture del Mediterraneo

Lunedì 4 luglio alle 9, nell’aula magna del Palazzo Centrale, inaugurazione della prima edizione della Emuni Summer School dell’Università di Catania

Lunedì 4 luglio alle 9, nell’aula magna del Palazzo Centrale dell’Università di Catania, si apre la prima edizione della Emuni Summer School dell’Università di Catania Geoculture del Mediterraneo, pensata e organizzata dagli storici Francois Brizay, Santo Burgio, Cinzia Recca e Roberto Tufano, nonché dal presidente e dal vicepresidente dell’Emuni University, Joseph Mifsud e Abdouli Touhami, e dedicata quest’anno al tema I libri come strumenti di trasmissione della conoscenza: letteratura di genere e storie di terra osservate dal Mediterraneo.

Dopo i saluti augurali delle autorità accademiche e la premessa alla “summer” di Roberto Tufano, Giovanni Ricci aprirà il corso con la lectio magistralis su Les croisades tardives: projets, résistances, polémiques (1453-1683). La letteratura “critica” è infatti uno degli elementi più importanti per tentare di raggiungere un eguale scambio culturale tra i Paesi del Mediterraneo, che sono ancora lontani dal punto di vista delle mentalità sociali, pur essendo contigui geograficamente. Quindi il “dialogo” è la parola chiave per garantire un reale sviluppo culturale e cancellare tutta una serie di diversità e barriere nazionali a vantaggio di una società multiculturale.

La “scuola estiva” internazionale dell’Università di Catania, che ospiterà, fino al 16 luglio, nella sede del complesso edilizio “Le Verginelle” di via Casa Nutrizione (facoltà di Scienze della Formazione), 35 corsisti di diversi Paesi del bacino mediterraneo e dell’Africa occidentale, può contare – grazie alla collaborazione tra l’ateneo, la facoltà di Scienze della Formazione, presieduta dalla prof.ssa Febronia Elia, e il network euro-mediterraneo della Emuni University – su uno staff internazionale di docenti di assoluto prestigio. Tra questi, Touhami Abdouli (University of Sousse, Tunisia), Labib Arafeh (Al-Quds University, Palestina), Isabel Drumond Braga (Universidade de Lisboa, Portogallo), Maria Antonia Lopes (Universidade de Coimbra – Portogallo), François Brizay (Université d’Angers, Francia), Toufik Ftaita (Université de Nice Sophia Antipolis, Francia), Henry Frendo (University of Malta), Michael Frendo (presidente del Parlamento di Malta), Habiba Laloui (Université d’Alger à Bouzaréah, Algeria), Nehale Farid Mostafa (Beirut Arab University, Libano), Fatima Rhorchi (Fez, Marocco) e gli italiani Marcello Fantoni (presidente dell’Europa delle Corti), Giovanni Ricci (Università di Ferrara), Santo Burgio, Antonino Di Giovanni, Alessandro Lo Faro, Cettina Pirrone, Cinzia Recca, Roberto Tufano e Tino Vittorio (Università di Catania).

Si tratta di una vera e propria “task force” di competenze che comprende storici delle relazioni internazionali, storici delle idee, geografi culturali, storici delle religioni, che indagheranno la storia del Mediterraneo nel suo “arsenale coabitativo” di lungo periodo. Dopo una prima analisi dell’evoluzione storica del bacino del Mediterraneo, il corso metterà in evidenza l’importanza del dialogo interculturale nella stessa zona, e infine, esaminerà le relazioni politiche ed economiche tra i diversi Paesi dell’area del Mediterraneo.

La seconda settimana sarà dedicata a due seminari specifici su argomenti innovativi e rilevanti per la letteratura del Mediterraneo: la prima, analizzerà la storia del genere e la letteratura femminile e il secondo, l’analisi della evoluzione del territorio osservato dal mare e non dalla terra, come tradizionalmente è stato fatto. “Le possenti spinte estremo-orientali che hanno rimesso il Mediterraneo al centro della scena mondiale e la rivoluzione nei rapporti fra sapere e potere indotta dai new media – spiegano i promotori della Summer School realizzata in collaborazione anche con il Centro Biblioteche e Documentazione dell’Ateneo catanese, diretto dal dott. Enrico Commis – erodono sempre più il senso di ogni contrapposizione fra “orientalismi” e “occidentalismi”, e piuttosto impongono di portare la comprensione del Mediterraneo all’altezza della global history”.

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