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12 settembre 2011

Il batterio che mangia il petrolio

In aiuto contro la marea nera che ha devastato il Golfo del Messico lo scorso anno sono arrivati anche dei batteri mangiapetrolio che vivono a profondità elevate e a basse temperature.

Tutti sappiamo che il petrolio, anche detto “oro nero”, è un liquido infiammabile, denso, di colore che può andare dal nero al marrone scuro, passando dal verdognolo fino all’arancione, che si trova in alcuni giacimenti negli strati superiori della crosta terrestre. Il petrolio è composto da una miscela di vari idrocarburi (in prevalenza alcani, ma con variazioni nell’aspetto, nella composizione e nelle proprietà fisico-chimiche).

Ebbene, è stato scoperto qualcosa che si può mangiare il petrolio. Questo qualcosa è un batterio particolare, sulla cui utilità discuteranno a lungo i partecipanti della convention che si sta tenendo a Trieste in questi giorni.

Sì, perchè lo scopritore è Hoi-Ying N. Holman, californiano della Lawrence Berkeley National Laboratory, ed è l’ospite d’onore della sesta edizione di Wirms, convegno internazionale sulla microscopia e la spettroscopia con luce infrarossa di sincrotrone, che si è aperta domenica 11 settembre a Trieste.

Grazie alla scoperta di questo batterio si ha una chance in più per combattere l’inquinamento dei mari, nei quali, troppo spesso, incidenti portano a riversare nelle acque tonnellate di petrolio.

Giampaolo Felli

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