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15 settembre 2011

Il dolore, fisico o psicologico, ci fa sentire soli e ignorati

Il dolore è dolore sempre. Quello fisico è una percezione sensoriale cosciente, come l’olfatto e l’udito, complessa e differenziata (di fatto può risultare pungente, tirante, bruciante). Quello psicologico è un sentimento oscuro, difficile da definire: diciamo che è un fenomeno misto che ha luogo al confine tra corpo e psiche. Il dolore, sia esso un male fisico, oppure una sofferenza psicologica legata a un tradimento, un lutto o una condizione di emarginazione sociale, prova però sempre lo stesso effetto: ci si sente soli ed esclusi.

La prova che ogni forma di sofferenza ha lo stesso valore, e che quindi va sempre presa sul serio e mai sottovalutata, arriva da uno studio italo-americano pubblicato online sull’European Journal of Social Psychology. La ricerca è coordinata dall’università degli Studi di Milano-Bicocca, e prova che bastano 60 secondi di dolore fisico o sociale – appena un minuto – per sentirsi ignorati.

Il lavoro è firmato da un team internazionale guidato da Paolo Riva, assegnista di ricerca del Dipartimento di psicologia della Bicocca, in collaborazione con James H.Wirth, assistant professor all’University of North Florida e Kipling Williams, docente alla Purdue University. Lo studio è partito da alcuni spunti presenti in letteratura, secondo i quali il dolore fisico (per esempio il dito schiacciato) e quello sociale (un lutto, un tradimento, un’esclusione o uno stato di isolamento) condividono gli stessi circuiti neurali. Ora i ricercatori hanno fatto un passo in avanti, scoprendo che i due tipi di dolore producono risposte psicologiche simili.

La fase sperimentale della ricerca si è svolta in Usa nei laboratori della Purdue University, nell’Indiana, e ha coinvolto un campione complessivo di 215 fra laureandi e studenti dello stesso ateneo, con un’età media intorno ai 20 anni.

In generale gli studi effettuati dimostrano che anche induzioni minimali di dolore sociale (come l’esclusione da un gioco online) e fisico (come tenere la mano nell’acqua fredda) possono avere un impatto psicologico profondo.

Da un punto di vista applicativo questo studio potrebbe avere ricadute importanti per la gestione del dolore del paziente. Studi precedenti hanno messo in evidenza la tendenza dei professionisti della salute a dubitare del dolore riportato dal paziente quando questo si manifesta contemporaneamente a situazioni di disagio psicologico, come gli stati depressivi. In questa ottica, quindi, il dolore riportato da chi soffre può essere erroneamente attribuito dagli operatori alla depressione, piuttosto che il contrario, ossia l’attribuzione della situazione di disagio psicologico alla presenza di dolore fisico.

Giampaolo Felli

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