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27 settembre 2011

La camorra vuole entrare nell’Università di Napoli

L’Università Federico II di Napoli è un cantiere a cielo aperto. Nella zona di San Giovanni a Teduccio si stanno realizzando lavori per la costruzione del polo didattico “Università del Domani” progettato dalla Federico II.

Un progetto che sembrerebbe avere attirato i clan camorristici della zona.
Lo scorso anno infatti, il cantiere fu oggetto di un grave attentato da parte di “Ignoti” o forse sarebbe meglio dire “I soliti ignoti”, che scavalcarono il muro di cinta incendiando dei mezzi escavatori della ditta appaltatrice. La notte del 25 settembre, mani armate, sempre dai “soliti ignoti”, hanno colpito ancora, incendiando una gru, provocando così ingenti danni.

Se un indizio ( il primo attentato) non fa una prova, due indizi cominciano ad essere qualcosa di più che semplici segnali. Cominciano a diventare prove evidenti che c’è un interesse da parte di qualcuno per accaparrarsi il denaro dei fondi destinati alla costruzione del cantiere. La dinamica delle azioni compiute, le modalità scelte infatti, sono tipiche del sistema camorristico.
Episodi gravi. Azioni evidenti tramite cui emerge come, le organizzazioni criminali non si fermano davanti a nulla

Quando la violenza pervade ogni angolo della vita sociale infatti, neppure ciò che dovrebbe essere inviolabile come uno spazio universitario rimane immune dalla contaminazione.
Lor signori, “I soliti ignoti”, vestono i panni dell’arroganza, della tracotanza, della forza e in nome del denaro calpestano lo spazio del libero pensiero. I re, perché tali si sentono di essere, dei quartieri non mostrano rispetto nemmeno per i loro figli e per i figli della loro terra i quali a causa della loro sete di denaro, si vedranno privati momentaneamente della possibilità di realizzare un luogo di aggregazione, sviluppo economico e sociale o dovranno attendere chissà quanto.

Ci si può chiedere perché colpire il cantiere dell’università quando ci sono affari più consistenti in termini di fatturato? E’ davvero solo una questione di denaro? Probabilmente si ma, senza dare un giudizio definitivo, fornendo piuttosto solo una impressione personale, si potrebbe dire che forse c’è qualcosa di più profondo.

Le organizzazioni criminali infatti, si fondano non solo sul denaro ma anche su una sorta di creazione di dominio sociale e controllo del consenso.

Il boss infatti, si pone come un capo popolo secondo l’ idea e l’immagine dell’ uomo della provvidenza con cui si presenta. Egli cosi si mostra come il risolutore dei problemi della gente. Assicura, almeno a parole. pane e lavoro, afferma di essere il fautore della crescita della comunità e si pone quindi, come sostituto dello stato ( anche se poi spesso ci fa affari con alcune frange dello stato ma questa è un’altra storia) . A questo punto ci si potrebbe chiedere cosa c’entra questo con il cantiere di San Giovanni a Teduccio?. Potrebbe essere attinente invece, perché queste forme di organizzazione strutturate su un consenso-assenso , basato sul ricatto morale e la forza, stanno cercando di penetrare nell’ambiente universitario perché in tali ambienti spesso, come nelle scuole, si formano le coscienze che possono sfuggire alla logiche del controllo, che possono aiutare i propri coetanei a scampare dalla trappola tesa dalle organizzazioni criminali.

La scuola e l’ Università possono divenire spazi di aggregazione in cui nascono le menti del domani. Sono luoghi in cui ci si confronta e si dialoga.

Un territorio quello universitario insomma, in cui si creano o si possono costruire le possibilità per offrire alternative al sistema mafioso. Lo spazio aggregativo infatti ,consente al ragazzo di evadere dalla realtà dura e sanguinaria dei quartieri dove imperversano i signori portatori di morte e povertà. Si, povertà perché per quanto possano ingannare la gente, rimane un dato di fatto, essi del popolo se ne fregano poco. Loro, i signori della camorra, sanno che l’università è pericolosa. Potrebbe svilupparsi e nascere in seno ad essa un modo nuovo di pensare in grado di scardinare il sistema da loro creato.

Si può incentivare con lo studio, la rivolta morale e culturale già in atto a Napoli , e togliere quindi manodopera alla criminalità organizzata. Non a caso i loro figli, i signori camorristi, li fanno studiare per formarsi, ma anche per inserirli nei i posti chiave degli tenei. Sono consci dell’importanza della cultura e della pericolosità che può rappresentare per loro .

Inoltre, la cultura permette di prendere coscienza del proprio ruolo nel mondo e nella realtà dove si vive, consente di comprendere i subdoli meccanismi che sono alla base dell’azione criminale. Fornisce i mezzi per cominciare a creare un’azione di resistenza morale, sociale e personale a questa forma di padronato che considera gli altri alla stregua di numeri da aggiungere al libro d’oro del potere o del fatturato economico.

In conclusione quindi bisogna ergersi tutti in piedi e manifestare sdegno e condanna ferma quando accade ciò, perché oggi più di ieri si avverte l’esigenza di avere menti fresche, critiche, libere che possano davvero radicalmente cambiare lo stato di cose , invertire la rotta e spezzare il binomio troppo spesso accettato sud-malavita, ne va della nostra dignità di meridionali che siamo gente che suda ed è abituata al sacrificio e non può sempre essere etichettata come asservita al malaffare.

Vincenzo Amone

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