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29 settembre 2011

L’Università Federico II nel mirino del racket

È noto alle cronache per essere una delle aree più “difficili” dell’interland napoletano.
Parliamo di San Giovanni a Teduccio, quartiere della periferia orientale di Napoli.
Un quartiere “di frontiera”, su cui, ormai da tempo, la longa manus della malavita continua a proiettare la sua ombra mortifera.

Proprio qui, l’Università Federico II ha deciso di far costruire una nuova sede destinata ad ospitare le facoltà di Ingnegneria e Giurisprudenza.

Un vero e proprio guanto di sfida lanciato al quella “cultura” criminale che ha fatto di Napoli una sorta di Gomorra dei nostri giorni.

La risposta della camorra, com’era preventivabile, non si è fatta attendere. Garbata e discreta, proprio come piace ai nostri invidiabilissimi uomini d’onore!

Capita così che “qualcuno” (storia di appena 3 giorni fa) lanci “inopinatamente” una bottiglia incendiaria all’interno cantiere e dia fuoco a una gru, provocando danni per un ammontare complessivo di decine e decine di migliaia di euro.
Un messaggio chiaro, senza troppi fronzoli: pagate.
Comincia così il valzer dei sospetti.

Qualche impavido sussurra “So’ stati i D’Amico!”, qualche altro “Te lo dico io, so’ stati i Formicola!”.
Morale della favola: mille sospetti, zero colpevoli.

Una replica, quella camorrista, che non giunge certo inaspettata, anzi.
Già perché, a dirla tutta, un avvertimento i nostri cattivoni (che uno magari si immagina in livrea nera, col persiano perennemente addormentato sulle ginocchia e un sigaro da mezzo chilo appeso ai denti salvo scoprire poi, che so, che vanno in giro in canottiera e infradito a tirare i sassi ai piccioni o a sradicare i leccalecca dalle mani dei bambini dell’asilo) lo avevano già lanciato in tempi non sospetti.

Come a dire: non fate quelli che cadono dalle nuvole!

Però ci sia permesso un appunto, uno soltanto: quanta poca fantasia.

Solo un anno fa infatti, nel giugno 2010, un gruppetto di “allegri piromani” scavalcava il muro di cinta del cantiere e dava alle fiamme un escavatore della ditta Ital Recuperi di Pozzuoli.

Naturalmente i responsabili del cantiere dichiararono alla polizia di non aver mai ricevuto alcun tipo di minaccia.
Camorra? Ma mi faccia il piacere!
Poco importa che i rilievi dei vigili del fuoco avessero confermato la matrice dolosa (o per meglio dire “camorrista”) del fattaccio.
Ok, avete trovato le tracce di una bottiglia di plastica contenente sostanza infiammabile (benzina), embè? Embé?

Insomma la parola d’ordine, ieri come oggi, è una sola: racket.
Anche perché, diciamocela tutta, il boccone è di quelli che fanno gola, eccome.

Il progetto dell’Università del futuro presentato nel 2004 prevede, infatti, la realizzazione di laboratori e dipartimenti, complessi di aule e centri congresso fino a 2000 partecipanti, parcheggi sotterranei e aree verdi. Una cittadella in piena regola che, nelle previsioni, servirà ad ospitare 18000 studenti e 250 docenti.

Tradotto: un giro di finanziamenti (soprattutto europei) di alcuni milioni di euro.

Società di riferimento la Uni.est, un consorzio che riunisce 80 imprenditori privati chiamati a riqualificare questo territorio meglio noto come Naplest dove da tempo ormai la camorra fa il buono e il cattivo tempo.

Per non parlare delle interminabili lotte tra clan, talmente “normalizzate” da apparire quasi un elemento di folklore, buono a divertire chi poi? Ancora non si sa.
Forse i D’Amico? O i Formicola? Mistero!

Ad oggi, insomma, appare difficile risalire a chi abbia dato l’ordine di lanciare la bottiglia incendiaria all’interno del cantiere, peraltro vigilato e videosorvegliato. Dettagli.

Intanto la polizia, nella persona del vicequestore Pietro De Rosa, promette nuovi importanti aggiornamenti.

L’augurio, nostro e di tutti gli italiani onesti, è che qualcosa possa finalmente muoversi, e non solo nelle questure.

Matteo Napoli

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