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9 settembre 2011

Test Professioni Sanitarie in Sapienza: la “grattachecca”

Per quanto assurdo, considerando tutti i controlli e check di ogni tipo che vengono fatti solitamente prima di mandare in stampa i test per le prove di accesso ai corsi di laurea a numero chiuso o programmato, ci può anche stare che ci si imbatta, nel compilarli, in un refuso, che ci sia un errore di battitura, che, come nel caso dell’articolo da me scritto proprio stamane, si inseriscano domande diverse con risposte uguali.

Test Professioni Sanitarie

Test Professioni Sanitarie

Ma fino a che punto siamo disposti a stare zitti, fino a che punto ciascuno di noi deve ritenere ammissibile che nei test, nelle domande a cui i nostri studenti vengono sottoposti in queste fasi preselettive, ci siano dei quesiti che vengono spacciati per “vere” domande che, a leggerle forse per noi “esterni” possono strappare anche un sorriso, ma a chi sta facendo il test?

Provate ad immaginare una situazione di stress, di tensione, di ansia da prestazione in cui si trova un povero e giovane ragazzo che sta facendo da mesi gli scongiuri per riuscire ad accedere a quella facoltà, sudando sotto l’ombrellone sette camice per procurarsi una dignitosa cultura generale e tecnica per superare i test. Penso l’immagine riesca a rendere l’idea. Ora immaginate che questo stesso ragazzo un giorno abbandoni sdraio, ombrellone e le sue sette camice e si rechi a fare quel giorno il famoso e tanto atteso test, corredandosi di tutti i disturbi psicosomatici tipici del caso. Arriva presso l’università in questione, si libera di tutta la strumentazione tecnologica che aveva con se per evitare di essere espulso, prende il foglio, programma i suoi tempi per la compilazione e inizia a rispondere ai quesiti, con l’enorme paura di sbagliare per colpa dei suoi nervi troppo tesi.

Ma per fortuna questo ragazzo è fortunato, perché a fargli allentare la tensione ci pensa il test stesso, che con un puro ed originale momento di goliardia, si presenta corredato di una domanda che ha davvero il sapore della burla, anzi direi della presa in giro. Ebbene sì cari lettori, anche questo è il nostro sistema universitario. Quanto può essere ammissibile che presso l’Università della Sapienza di Roma (e non parliamo di un’università fantasma o scarsamente accreditata) sottoponga alle prossime neomatricole dei test in cui in una domanda si chiede “Nei pressi del noto Liceo Tacito di Roma si trova la ‘grattachecca di Sora Maria’, molto nota tra i giovani romani. Sapresti indicare quali sono i gusti tipici serviti? Menta, limone, amarena, cioccolato…“.

Ora il problema all’origine qual è effettivamente secondo voi? Una discriminazione geografica perché solo i romani o comunque la gente del posto può conoscere la ‘Sora Maria’, in zona Prati-Trionfale, oppure l’assurda idea che una domanda del genere possa essere inclusa in un test di accesso all’università, facendola rientrare nell’area cultura generale?

Forse può essere anche giusto sdrammatizzare e far abbassare un tantino la guardia agli studenti durante questi test. Forse una domanda frivola aiuta a prendere un punto in più e a perderne uno di tensione.
Ma se questa è l’idea di cultura generale che vuole essere infusa in un quasi studente universitario… c’è da chiedersi… ma in che mondo viviamo?

Pasqualina Scalea

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