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16 ottobre 2011

“OCCUPIAMOCI DEL NOSTRO FUTURO!”

L’università, è questa l’ennesima vittima della crisi economica in Italia.
Oltre 500 milioni di euro sono infatti stati tagliati al Fondo di Finanziamento Ordinario negli ultimi tre anni. Quindi, se non è più dallo Stato che provengono i soldi destinati alle università, dove queste possono prendere i giusti finanziamenti?

Ed ecco la risposta: dalle tasse degli studenti, che sono in continuo aumento, limitando in questo modo il diritto allo studio

Le università sono così costrette a prendere fondi da istituzioni esterne, finanziati da enti privati, come le industrie farmaceutiche; ciò significa che le facoltà più a rischio sono quelle umanistiche, in quanto non rientrano in un sistema capace di produrre merce di scambio sul mercato.

Come rispondono i ragazzi di fronte a tali conseguenze della crisi economica?

Gli studenti della facoltà di Lettere e Filosofia della Federcio II di Napoli, stufi di questa situazione, Venerdì 30 Settembre affollano nuovamente le strade della città, manifestando la propria preoccupazione, il proprio sdegno e le proprie paure e, continuando la propria protesta occupano il giorno seguente la Facoltà di Lettere in Via Porta di Massa, costruendo in questo modo un percorso condiviso che arrivi al 15 Ottobre (Giornata della Manifestazione Internazionale contro i tagli sociali e la speculazione finanziaria).

“Non possiamo restare a guardare” è questo il grido degli studenti, stremati dai continui aumenti degli affitti, dei trasporti e soprattutto delle tasse, che costringono molti di loro a dover lavorare per potersi garantire il diritto allo studio. “E’ necessario lottare per un cambiamento della propria condizione: la possibilità di appelli mensili permetterebbe a chi lavora di risucire a sostenere gli esami che, con questo sistema formativo, conseguirebbe nel doppio del tempo” .

È quindi questo ciò che i ragazzi chiedono:
– più appelli
– Non alla aziendalizzazione delle Università
– No al pacchettò Treu
– No alla legge Biagi

Avevamo previsto il normale svolgimento delle didattica, questo per permettere a tutti gli studenti di confrontarsi e discutere anche durante i corsi della situazione che siamo costretti a vivere. Nessuna chiusura” Queste sono le parole che tutti possono leggere sui manifesti affissi in Facoltà. “Ma le Istituzioni si domostrano ancora una volta lontane anni luce dalle esigenze reali degli studenti. Immediato, infatti, è arrivato il rifiuto da parte delle istituzioni accademiche a mantenere le attività didattiche”.

Dunque, questa è la voce degli studenti, del tutto intenzionati a portare avanti una protesta non creando disordini alla didattica. Una voce colma di rabbia, di delusione e di insoddisfazione.
Gli studenti chiedono di essere ascoltati, ma si sentono continuamente rifiutati.

I giovani vogliono esserci, e tutto ciò di cui hanno bisogno è di una società capace di guidarli, di garantirgli i diritti promessi, come quello allo studio, come quello al lavoro.

C’è qualcuno capace di non respingerli?
C’è qualcuno capace di accoglierli?

È questo l’interrogativo che si pongono, dandosi da fare per vivere in un futuro in cui studio, lavoro e progresso, siano certezze garantite.

Maria Salette Porzio

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