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22 ottobre 2011

Piante e animali si rimpiccioliscono, colpa del clima

In futuro la Terra potrebbe essere popolata da piante bonsai, piccoli pesci e animali ‘nani’. Questo lo scenario descritto dallo studio condotto dai biologi dell’Università di Singapore e pubblicato su Nature Climate Change.

La bizzarra conclusione è giunta confrontando le dimensioni dei fossili con quelle dei rispettivi organismi ancora oggi esistenti: dai microganismi ai predatori alla fine della catena alimentare, quasi il 45% degli esemplari odierni sono più piccoli dei loro progenitori fossili.

L’aumento delle temperature e il calo delle risorse idriche causato dal cambiamento climatico avrebbe ridotto sensibilmente le dimensioni di piante ed animali. I biologi David Bickf e Jennifer Sheridan sono giunti alla conclusione che questo rimpicciolimento può essere messo in relazione anche con la variabilità delle precipitazioni e l’aumento dell’anidride carbonica nell’atmosfera. Tra i primi a farne le spese ci sono organismi molto semplici, come il fitoplancton, e poi coralli, rospi, tartarughe, fino a grandi mammiferi.

Una legge severa che è possibile riassumere nella seguente formula: ogni aumento della temperatura di un grado celsius porta ad un rimpicciolimento tra il 3 e il 17% di nella vegetazione, inclusi i frutti e gli ortaggi. Lo stesso incremento porta ad una riduzione delle dimensioni tra lo 0,5 e il 5% nei mammiferi e del 22% nei pesci.

Ma i problemi non finiscono qui. Secondo i due biologi il rimpicciolimento degli organismi viventi diventerà un fenomeno sempre più consistente nel futuro e questo avrà conseguenze negative sia per l’agricoltura sia per la caccia e la pesca, attività fondamentali per l’alimentazione umana.

Pesci e animali di taglia ridotta significano infatti meno cibo per l’uomo: le nostre fonti proteiche, in sostanza, diventeranno sempre più piccole.

Claudio Capanni

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