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28 novembre 2011

Alcune proposte di scrittura

PREMESSA ALLA SCRITTURA SCENICA

Il suddetto “monologo” in realtà si presenta come un partitura a tutto tondo. È un scrittura scenica, ragion per cui nasce sotto l’auspicio immaginifico della scena medesima. Quindi una punteggiatura, una grammatica, una dimensione di sintassi logica-semantica così poco chiara alla “vista”,” che può sicuramente depistare.

Il testo è una docta varietas, l’influenza è arrivata dal capolavoro tecnico delle Stanze del Poliziano,in quanto,questo è un percorso che attraversa lo scheletro di Bergman, per poi passare alla signora felicita di Gozzano fino addirittura al Macbeth. La scelta di inserirvi l’autorialità non è casuale e accomodante.

Il monologo, d’ora in poi l’abbozzo, che volutamente ho chiamato – attore-torico – nonché etimo del sostantivo Attore, è la nevrosi ossessiva di un uomo incapace di gestire i ruoli, inabile a differenziare attore e uomo, perennemente confuso. Si destabilizza nella realtà, è (s)felicemente abbandonato nel teatro,ma non distingue le due,tanto da cadere in continue trans di possessione,una memore continua di cambi scattosi, quasi a rappresentare nella sua fisicità la natura stessa del flusso innumerevole dei pensieri che ci attraversano, o che facciamo attraversare,insomma in base alle proprie scuole di pensiero. Si, di pensiero appunto.

La forza di questo abbozzo, nonché sua enorme difficoltà sono proprio i cambi improvvisi da uno stato cosciente ad uno, per cosi dire, declamatorio, o meglio ricercato e pungente.

Processi mentali che lo porteranno costantemente a fare i conti con la vita e la morte. O meglio nelle loro manifestazioni

Vicenda in cui esso stesso sarà costretto a scegliere quale ruolo giocare; alter ego scenico sarà se ammazzarsi o ammazzare. Una condizione che porta e desistere da quella collezione democratica dei punti di vista, per accettare l’idea che si perde la cognizione da osservatore,osservato, colui che fa osservare. Le tre posizioni dell’abbozzo si intrecciano in una moderna circolarità e reciprocità.

Nell’abbozzo, non v’è traccia di nessuna indicazione registica. Non è scritto per un attore. Ogni linea grafomane che si esplica e si tessa su quelle che, solo per intenderci, sono le mie intime corde umane. È da escludere ogni compiacimento autoriale ,autoreferenziale, o di vanità personale,in quanto pregno della Sua autorialità esteroferenziale.

Visivamente si è cercato di dividere l’alter ego con l’uso del grassetto e del corsivo,ma a prima lettura questo non basta,ogni parola è calibrata, nulla è lasciato al caso. La punteggiatura aiuta, nel qualsivoglia dominio di indirizzare l’immaginazione. È che testo che non si fa dire, ma che si mostra (passaggio all’interno dell’abbozzo stesso).

Il teatro si fa: non si dice, per la serie.

Mauro Recanati

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