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12 novembre 2011

Chiusa l’inchiesta sul deficit dell’Università di Siena

L’indagine sul “Buco di bilancio” all’università di Siena sembra essere arrivata a un punto di svolta. La procura della città toscana infatti, ha chiuso l’inchiesta chiedendo il rinvio a giudizio di 23 persone accusa a vario titolo di peculato, truffa, abuso d’ufficio e falsità ideologica.

Una vicenda complessa avviata dagli inquirenti nel 2003, quando L’università alle prese con un disavanzo finanziario di 200 milioni di euro, operò una manovra per recuperare il forte deficit. Tra le varie misure, l’operazione prevedeva la vendita di edifici appartenenti all’ateneo, tra i quali l’ospedale delle Scotte alla Regione Toscana per 108 milioni e un palazzo a un istituto previdenziale al quale non erano stati versati i contributi.

Sono proprio queste vendite,giudicate dalla magistratura poco chiare, che diedero l’input per l’avvio delle indagini. Inoltre gli inquirenti, analizzando il bilancio dell’anno in questione avrebbero riscontrato presunte irregolarità nella gestione delle spese e nella vendita degli immobili.

Inizialmente furono iscritte nel registro degli indagati, 27 persone , ( tra le quali gli ex rettori Piero Tosi e Silvano Focardi). Sin da subito la vicenda però, si mostrò particolarmente complessa anche dal punto di vista giudiziario. Il Gip, ad esempio, aveva respinto 19 richieste di provvedimenti restrittivi richiesti dal Pm, che riguardavano sostanzialmente l’interdizione temporanea dall’incarico di alcuni indagati. Si disse, allora, che i provvedimenti non erano necessari anche perché alcuni dirigenti amministrativi e i rettori avevano lasciato i loro incarichi.

In ogni caso dopo tre anni e mezzo la matassa procedurale sembra essere stata dipanata e forse ,si è messa la parola fine a uno degli episodi più controversi, dal punto di vista giudiziario, che abbia mai interessato un ateneo.

Vincenzo Amone

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