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10 novembre 2011

Fassino si batte per garantire le borse di studio in Piemonte

Sembra quasi inverosimile, ma in Piemonte (come in altre regioni d’Italia) non ci sono i soldi per garantire le borse di studio. Eppure gli studenti che per requisiti specifici di reddito e merito rientrano nel diritto di avere aiuti economici dalle università, spesso devono ugualmente pagare immatricolazioni, iscrizioni e conguagli (ormai quasi d’élite).

Gli universitari si ribellano e reclamano i 20 milioni promessi all’Edisu, che sino ad ora ne ha ricevuti meno della metà.
I giovani sperano che qualcosa cambi non solo pazientando nell’attesa, ma anche attivandosi affinché questi rimborsi siano dati.

Piero Fassino, crede fermamente che una città come Torino viva di Università. Così il sindaco al tavolo settimanale sulla crisi, con i presidenti di Regione e Provincia (Roberto Cota e Antonio Saitta), ribadisce l’impossibilità del taglio alle borse universitarie.

Dopo la manifestazione degli universitari a Piazza Castello, 12 milioni sono stati già reperiti tra Consiglio Regionale, Università, Politecnico e Compagnia di San Paolo, ma ne mancano ancora 7 per coprire il finanziamento con scadenza il 31 Dicembre 2011.
Saranno coinvolte tutte le fondazioni del territorio piemontese per arrivare a questa scadenza con l’importo necessario.

L’agenda politica della città include un importante obiettivo: coprire il 100% delle borse degli aventi diritto. Importante in tal senso la manovra delle università, che per la prima volta diventano finanziatori del diritto allo studio e si muovono verso la politica dell’internazionalizzazione che permette di incrementare il numero degli studenti stranieri.

Così anche la Regione ha mobilitato il Consiglio affinché stanziasse gli unici milioni risparmiati in bilancio per le borse di studio, la realizzazione di poli universitari a Torino e di residenze universitarie per i numerosi pendolari e stranieri.

Alessandra Calapà

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