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30 novembre 2011

“L’altra metà della ‘ndrangheta: il ruolo della donna nell’associazione criminale”

Il dato che più sorprende, nell’ultimo periodo, è che del sistema malavitoso spesso a giovarsene siano anche le donne dei boss.

Il ruolo della donna è cambiato nel tempo. Adesso costoro, in assenza del consorte – dovuta quasi esclusivamente a provvedimenti restrittivi a loro carico – decidono le sorti di quella parte di territorio (medio – grande che sia) che detengono sotto il loro potere.

E’ quanto emerge dalla conferenza tenuta – nel pomeriggio di ieri 29 novembre – all’Università “Mediterranea” di Reggio Calabria.

“L’altra metà della ’ndrangheta”, questo è l’argomento del quale si è discusso.

Una tematica dal quale risulta – come dicevo – l’assoluto ruolo da protagonista della donna.

Ne è passata di “acqua sotto i ponti” rispetto al periodo in cui al gentil sesso era affidato soltanto il ruolo di governante di casa; dedita soltanto a mantenere gli equilibri in ambito famigliare.

Delle altre faccende se ne occupava l’uomo. Il capo famiglia, che, doveva assicurare la prosperità economica della prole, unito al rispetto ed alla “gratitudine” che la parte sana della popolazione doveva riconoscere a costoro.

Certo non è esatto parlare di gratitudine; proprio perchè questi “attestati di stima” – se così è lecito chiamarli – non nascevano in forma spontanea; anzi spesso erano il frutto di vessazioni ed intimidazioni.

Ma tant’è, questo era il fenomeno al quale si era costretti ad assistere soprattutto nel Mezzogiorno d’Italia.

Oggi invece le dinamiche sono quasi sempre le stesse, ma è cambiato fisicamente la persona che incarna la figura del capo incontrastato del paese che si prende sotto la lente d’ingrandimento.

Le donne nel panorama criminale sono in continua ascesa; la loro figura acquista rispetto e considerazione ogni giorno di più.

“Oltre il 40% dei cittadini” – sostiene il sostituto procuratore di Reggio Calabria Giuseppe Lombardo” ha la ferma convinzione che il ruolo della donna nell’associazione criminale sia di assoluto rilievo.

Non riesco purtroppo a dissentire da questa considerazione. La donna oramai è diventata l’alter ego del boss. Coloro che sono detenuti si affidano sempre con più frequenza alle proprie moglie o donne di casa; convinti del loro efficiente operato.

Soprattutto in un’associazione criminale come la ‘ndrangheta i vincoli parentali rappresentano la vera forza di tale fenomeno malavitoso.”

Costatazioni che vengono ribadite anche dal prof Francesco Manganaro -ordinario di Diritto Amministrativo all’Università Mediterranea di Reggio Calabria – il quale ribadisce: ” tutto quello che riguarda i fenomeni criminali è negativo. La malavita costituisce un elemento concreto, che, in questa parte del territorio è fortemente radicato. Soprattutto i giovani devono farsi portatori di idee sempre innovatrici che censurino le azioni violente che sono tipiche della ‘ndrangheta.”

Il Governatore della Regione On. Giuseppe Scopelliti, invitato anch’egli alla conferenza ha detto: ” In una terra come la nostra, che è conosciuta in tutto il mondo per la sua bellezza, dobbiamo essere in grado di preservare tutto quanto di positivo si può trovare in Calabria. Troppo spesso ancor’oggi questa regione è legata all’immagine poco gradita della ‘ndrangheta”.

Marco Cristofaro

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