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28 novembre 2011

Millicent Hodson alla Sapienza

Lo scorso Mercoledì l’Università La Sapienza di Roma ha ospitato per una lezione-seminario Millicent Hodson, esperta coreografa e storica della danza, famosa per avere, tra le altre cose, ricostruito la versione originale del celeberrimo balletto “Le Sacre du Printemps”.

Il Sacre fu rappresentato per la prima volta nel 1913 a Parigi per i Ballet Russes di Serghej Djaghilev, con musiche di Igor Stravinsky e coreografia di Vaslav Nijinsky: la prémiere si risolse in uno dei flop più clamorosi della storia del teatro, con grossi tumulti e disordini seguiti all’indignazione degli spettatori, sconvolti dalla novità di uno spettacolo che rompeva con i canoni della musica e della danza ancora vigenti all’epoca.

La novità in ambito musicale venne riconosciuta, e la partitura di Stravinsky sarebbe stata ripresa da altri coreografi (tra i quali Massine e Pina Bausch); la coreografia di Nijinsky venne però destinata ad una peculiare damnatio memoriae, non venendo più rappresentata. Questo fino agli ultimi anni ottanta, quando il Joffrey Ballet incaricò della ricostruzione della coreografia andata perduta proprio Millicent Hodson, che riuscì nell’impresa con la collaborazione del marito Kenneth Archer, storico dell’arte: “Com’ è bella, com’ è musicale, la coreografia della Sagra della primavera nella versione originale di Vaslav Nijinsky” commentava nel 1988 l’inviata di Repubblica che aveva assistito, a Vienna, ad una rappresentazione del Sacre “ritrovato”.

Il tema della ricostruzione filologica della danza è stato al centro dell’incontro alla Sapienza (da qui il titolo) e particolarmente approfondito nella prima parte dello stesso: la Hodson ha esposto il lavoro che si svolge in questo genere di operazioni, diviso tra indagini (colloqui con performer ancora in vita, ricerca di documenti e testimonianze) ed un certo apporto intuitivo, che si fa più importante nei punti in cui non risulta possibile recuperare intere sezioni di una coreografia, e bisogna dunque ricrearle arbitrariamente.

L’operazione creativa aggiunge poi un altro grado di difficoltà quando si ha a che fare con personaggi eclettici come Nijinsky: “Se il profilo psicologico di un criminale è più archetipico, è più semplice ricostruirne il comportamento” ha spiegato la coreografa con una battuta.

Tutta composta da materiali video la seconda parte dell’incontro, che ha permesso di osservare gli sforzi fatti nella ricostruzione del Sacre, de “La Creation du Monde” di Borlin e “Le Chant du Rossignol” di Balanchine, quest’ultimo attraverso un raro documentario televisivo ancora inedito in Italia, “dono” della Hodson agli studenti intervenuti.

Pasquale Parisi

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