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15 novembre 2011

Ricerca italiana svela conflitto materia-antimateria

Una nuova sorpresa per i fisici arriva dall’acceleratore di particelle più grande del mondo, il Large Hadron Collider (Lhc) del Cern di Ginevra. La novità riguarda un indizio prezioso per capire le regole che governano il rapporto fra materia e antimateria, su cui è stato osservato un inaspettato conflitto. Infatti durante uno degli esperimenti è stato registrato un contrasto di leggi della fisica, chiamato “violazione della simmetria CP”, la chiave del mistero dell’antimateria.

A individuarlo sono stati i fisici coinvolti in uno dei grandi esperimenti dell’Lhc, chiamato LHCb, coordinato dall’italiano Pierluigi Campana, dell’Istituto nazionale di Fisica Nucleare.

Le lettere CP sopradette significano in particolare “carica” e “parità” e la violazione della simmetria fra di esse è il fenomeno grazie al quale la natura mostra una netta preferenza per la materia rispetto all’antimateria. Quest’ultima, prodotta nella stessa quantità della materia al momento del Big Bang, oggi è praticamente scomparsa: esse si sono annullate a vicenda, ma è riuscita a sopravvivere solo una piccola quantità di materia, quella di cui sono fatti stelle, pianeti ed esseri viventi.

Salgono così a ben tre le famiglie di particelle in relazione alle quali questo fenomeno è stato osservato finora e ciò costituisce un risultato importante dal punto di vista sperimentale e progettuale. Il fenomeno osservato al Cern potrebbe aiutare finalmente a chiarire la natura e il ruolo della violazione della simmetria CP nelle leggi che regolano il comportamento delle particelle elementari. Il prossimo passo sarà quello di trasformare l’indizio in un’evidenza statistica: per questo nelle prossime settimane verranno raccolti nuovi dati.

Ma conosciamo meglio il volto di questa importante ricerca italiana: Pierluigi Campana è nato nel 1957. Ha lavorato a lungo presso alcuni dei migliori centri di ricerca della fisica italiana. Come ai Laboratori Nazionali di Frascati, in esperimenti di ricerca del decadimento del protone nel tunnel del Monte Bianco, all’esperimento Macro nei Laboratori dell’Infn del Gran Sasso, dedicandosi in particolare allo sviluppo dei rivelatori di particelle. Al Cern di Ginevra ha lavorato all’esperimento Aleph al Lep (l’acceleratore di particelle “padre” dell’attuale Lhc). Egli è stato coordinatore nazionale per l’Infn di Lhcb dal 2005 al 2009 ed ora è al coordinamento internazionale (spokesperson) di Lhcb con altri tre italiani e ci rimarrà ancora per alcuni anni.

Giampaolo Felli

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