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2 novembre 2011

Stalking su Facebook. “E’ un reato”

L’amore, come qualsiasi altro sentimento, deve nascere e soprattutto proseguire senza condizionamenti.

Non ci devono essere episodi che incidano direttamente sulla spontaneità dello stesso. In caso contrario non è più possibile parlare di “amore”; ma qualsiasi sentimento possa nascere dopo alcuni episodi negativi sarà senza dubbio “viziato ” e destinato ad avere breve durata.

La vita di coppia – nell’accezione più larga possibile di tale termine – deve essere vissuta da entrambe le parti del rapporto. Ci deve essere vicendevolezza nei comportamenti e spontaneità nelle dimostrazioni d’affetto – anche se su quest’ultimo punto, ognuno è libero di dimostrare il proprio affetto e la propria vicinanza in qualsiasi modo – .

Non c’è un libro per rendere edotti, tutti coloro che si sentono impreparati all’amore ed al rapporto di coppia.

La pratica si fa sul campo.

Accade però (purtroppo in maniera sempre più costante) che questo dolce e nobile sentimento con il tempo si trasformi in qualcosa di ossessivo.

Oggi, infatti, per evidenziare le angosce alle quali può incorrere nella quasi totalità dei casi il gentil sesso, si è solite parlare di Stalking.

Un termine inglese, con il quale si indicano una serie di comportamenti che spesso sfociano in persecuzioni ai quali è costretto a soggiacere colui che ha posto fine al rapporto provocando evidenti stati di ansia.

Molto si è fatto per reprimere questo mal costume della società, ma molto ancora è da fare.

Lo stalking è un reato “invisibile”. Come qualsiasi reato, è lesivo per la società perchè tende ad emarginare il soggetto colpito dal contesto sociale nel quale la persona vive.

Un aiuto per mettere fine a questo reato infamante, ci viene data da una sentenza che è stata pronunciata dalla Corte di Cassazione.

L’organo più alto di giudizio, si è dovuto pronunciare proprio su una questione di stalking, che riguardava una giovane ragazze salernitana.

Una 20enne che dopo la fine della relazione con l’ormai suo ex ragazzo, si sentiva perseguitata da quest ultimo (con sms, mms, continue telefonate a tutte le ore del giorno e della notte e perfino ripetuti messaggi anche a contenuto spinto su facebook).

Non perdendo la fiducia nelle istituzioni, e soprattutto nel sistema giudiziario del nostro Paese, la ragazza, si è rivolta a dei legali del posto che hanno perorato la sua causa.

Una vittoria che è arrivata soltanto con la pronuncia favorevole della Corte di Cassazione, che ha condannato la parte soccombente ad attenersi alle prescrizioni che gli erano state imposte nei precedenti gradi di giudizio.

Si spera che questa possa essere soltanto l’inizio per quel che riguarda la repressione di reati così infamanti che si riflettono sul buon nome della società odierna.

Marco Cristofaro

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