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2 novembre 2011

Unisa: Chiude il Museo del Falso

Lo scorso marzo il prof. Casillo ci aveva avvisati: “Il museo del falso non ci sarà più!”.

E’ passato qualche mese e purtroppo dopo vent’anni di attività il museo del falso ha dovuto chiudere i battenti e consegnare ai legittimi proprietari i loro pezzi di falso.

Inaugurato l’11 marzo 1991( tre anni dopo l’istituzione del Centro Studi sul Falso, una struttura attraverso la quale alcuni docenti e ricercatori dell’Ateneo come sociologi, antropologi, psicologi, archeologi, storici dell’arte, giuristi, merceologi, economisti e studiosi di discipline letterarie, hanno intrapreso una riflessione in comune attorno alle tematiche della falsificazione) nei locali messi a disposizione dall’amministrazione comunale in comodato all’Università dell’ex deposito della nettezza urbana di via San Benedetto, a Salerno,aveva come obiettivo quello di tradurre in esposizioni gli esiti delle indagini più significative portate a termine dalla struttura di ricerca dell’Università.
Scopi nobilissimi che fin da subito non riuscivano a trovare sistemazione in quanto l’atto di concessione gratuita dei locali all’ateneo salernitano finì nel mirino della Procura di Salerno che vi ravvisò un’ipotesi di abuso d’ufficio.
Il Museo fu costretto a lasciare Salerno e a trasferirsi momentaneamente nella sala delle presidenze dell’ateneo di Fisciano. Ma anche quest’altra sistemazione durò per poco dato che lo spazio messo a disposizione venne stato ristrutturato e venne liberato nell’attesa di traslocare nei saloni di Villa Calvanese a Lanzara di Castel S.Giorgio grazie ad un protocollo d’intesa tra il sindaco Andrea Donato e il rettore Raimondo Pasquino e avevamo ottenuto un finanziamento di 208 mila euro.

E da qui ha inizio, purtroppo, il declino per quell’istituzione nata oltre venti anni fa che ha contribuito a far conoscere l’ateneo salernitano oltre i confini nazionali. L’amministrazione comunale cambiò e come spiega Casillo “dal 2009 ad oggi,l’amministrazione comunale di Castel San Giorgio non aveva provveduto ad approntare i locali di Villa Calvanese di adeguate misure atte ad assicurare la sicurezza e la protezione dei reperti oltre a non aver ancora commissionato nè effettuato l’acquisto di “appositi contenitori” nei quali collocare idoneamente i materiali nè aveva inserito nei bilanci 2010 e 2011 nessun specifico capitolo di spesa relativo alla custodia dei beni concessi in comodato ed all’organizzazione di iniziative scientifico-culturali connesse alla problematica della contraffazione”.

E questa cosa non ha fatto altro che portare il docente ordinario di Sociologia industriale ad optare per quella scelta che non avrebbe mai voluto compiere: Chiudere il museo!

Prima di prendere questa triste decisione Casillo le aveva provate davvero tutte, come spiega “per finanziare esposizioni e convegni sia dovuto andare a cercare gli sponsor, che si sono fatti sempre più rari, radi e poco disponibili, oppure utilizzare i miei fondi di ricerca che nel tempo si sono ridotti tantissimo“.

Dal 1991 ad oggi il Museo, elaborando i risultati del lavoro svolto dai ricercatori del Centro Studi sul Falso, aveva ospitato dieci esposizioni, che hanno riguardato:

-* la contraffazione dei detersivi e dei prodotti per l’igiene (Falso pulito);

-* i trucchi ed i falsi nel settore argentiero (L’argento c’è, ma…, un’iniziativa che ha indotto, nel 1992, il Ministro dell’Industria dell’epoca, chiamato a trarre le conclusioni della giornata di studio, a modificare la legge allora in vigore sui marchi dei metalli preziosi);

-* le manipolazioni lecite ed illecite degli alimenti (Falso food);

-* l’industrializzazione fantasma nelle aree colpite dal terremoto del 1980 (False imprese e falsi imprenditori, una esposizione ed una ricerca che hanno fornito stimoli e documentazioni utili ad una ripresa dell’attenzione degli organi di informazione, della magistratura e della Corte dei Conti Europea sulle frodi finalizzate all’appropriazione indebita dei contributi erogati in base legge 219/1981);

-* le dicerie, i falsi e le calunnie sui prodotti ed i marchi industriali (Voci);

-* la contraffazione dei prodotti farmaceutici ed i falsi nell’industria della salute (Falsi da morire);

-* le false notizie giornalistiche (Il nostro falso quotidiano. Fattoidi, bufale e falsi giornalistici);

-* i falsi di bilancio (Evelina de Puitter e le sue sorelle sono qui);

-* le frodi agricole comunitarie (Agrifalsus vulgaris);

-* i falsi, le sofisticazioni e le frodi in campo alimentare (Il falso è servito. Le falsificazioni del nostro cibo quotidiano).

E il Rettore in tutto questo cosa ha fatto? Ha preferito finanziare la scuola di tango e l’orchestra jazz dell’Università.
Ovviamente è giusto finanziare attività di ballo e di musica ma lasciare morire un’istituzione del genere senza far niente ci lascia davvero sbigottiti.

Dora Della Sala

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