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20 dicembre 2011

A caccia del bosone di Higgs

Il bosone di Higgs torna a far parlare di sé: dopo decenni in cui il mondo della fisica accettava la sua esistenza solo a livello teorico, senza la possibilità di una verifica sperimentale, il Cern di Ginevra, che in questo periodo sta accumulando un bottino non indifferente di scoperte fisiche, annuncia di aver individuato il campo in cui agisce.

L’esistenza di questo bosone fu teorizzata per la prima volta nel 1964 dal fisico scozzese Peter Higgs e da un’ampia équipe di ricercatori, allorché si tentò di inserire nel meccanismo ipotizzato da Higgs stesso un nuovo protagonista, ovvero una particella che, mediante rottura spontanea di simmetria, conferisse la massa alle particelle e di conseguenza ne giustificasse l’esistenza. Per questo è stato da subito battezzato come “la particella di Dio”, in quanto in grado di dare una massa, e quindi in sostanza di creare, tutte le altre particelle.

Proprio in questi giorni i ricercatori di due diversi esperimenti svoltisi al Cern, denominati uno Atlas e l’altro Cms, hanno presentato il risultato dei loro studi: sono riusciti infatti a tracciare il passaggio di questo bosone e a delimitarlo a campi di energia minore del previsto, in una fascia di 116-130 GeV (ovvero giga-eV, cioè miliardi di elettronvolt) per l’esperimento Atlas e di 115-127 GeV per Cms. Dati che tornaro a far sperare tutti i fisici del mondo, in quanto eseguiti in due esperimenti diversi ma con risultati pressoché sovrapponibili.
Antonio Zoccoli, docente di Fisica Sperimentale dell’Alma Mater di Bologna e direttore dell’INFN bolognese, conferma soddisfatto: «I rilevatori hanno visto la particella, seppure in posizioni diverse, ma in un range ragionevole per dire che c’è».

Agli esperimenti hanno preso parte anche due eccellenze del mondo italiano della fisica, da anni collaboratori del Cern: Fabiola Gianotti, nel centro ginevrino dal 1987, a capo di Atlas, e Guido Tonelli, fisico e professore dell’Università di Pisa e ricercatore dell’Infn, a capo del Cms. Entrambi, pur con tutta la soddisfazione immaginabile per i risultati conseguiti, non se la sentono ancora di parlare di una “scoperta” del bosone di Higgs: è stato solo circoscritto il campo in cui si potrebbe trovare, «diremo di avere scoperto qualcosa soltanto quando saremo sicuri che la probabilità di sbagliare è inferiore a una su 1 milione o più» ha concluso Tonelli.

Francesca Corno

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