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2 dicembre 2011

Commercio di esami a Palermo: indagato il fratello di Alfano

Una nota pubblicità, il cui slogan è ormai diventato parte delle nostre vite, avrebbe detto: “Ti piace vincere facile?”. Un vero “tormentone” pubblicitario che pare abbia trovato concretizzazione anche nel mondo universitario, in particolare presso l’Università di Palermo. Notizie delle ultime ore ci raccontano di “grandi vittorie” universitarie ottenute fin troppo facilmente, mancando cuori impavidi e armi nascoste. Unica conditio sine qua non alla vittoria: avere un minimo di budget a disposizione.

Questo è quanto scoperto a Palermo dove, per conseguire un esame di economia pare bastasse spillare solo la modica cifra di tremila euro. Più popolare ed economica la situazione presso la facoltà di Scienze Politiche: mille euro in cambio di una firma sul libretto con tanto di voto. Possiamo immaginare, invece, quale fosse la situazione in facoltà ingegneristiche. Prezzi da capogiro ma… pagabili, pare, anche in comode rate mensili (non c’è dato sapere se con o senza interessi più o meno usuranti!).

Altra condizione importante per rendere tutto più celere ed agevole: non lasciare traccia dell’ “equo scambio”. I giovani rampolli della Palermo bene (i clienti più affezionati e disponibili all’acquisto), dunque, dovevano rigorosamente pagare in contanti. Nessuna ricevuta tanto meno fattura o scontrino ovviamente: ci pensava direttamente il sistema informatico universitario che come per magia faceva comparire nelle aree riservate degli studenti “alternative” la famosa voce “esame X: superato”. A seguire la segretissima procedura, un’impiegata della segreteria di Economia.

Ben trenta ex studenti nell’occhio del ciclone. Tra i tanti pare esserci anche Alessandro Alfano, fratello del nostro primo segretario nazionale del Popolo della Libertà ed ex ministro della Giustizia, Angelino. Al momento le indagini, coordinate dal procuratore aggiunto Leonardo Agueci e dai sostituti Amelia Luise e Sergio Demontis, sono ancora in corso. La procura ha notificato agli indagati un avviso di proroga delle stesse che sono ancora coperte da segreto istruttorio.

La notizia pare, però non essere così nuova per l’Università di Palermo, dove già nel 2010 fu lo stesso rettore Roberto Lagalla a sostenere l’ipotesi dell’esistenza di un vero e proprio commercio di esami fasulli presso tale università. Al momento l’unica certezza sul caso concerne l’operato dell’infedele segretaria dell’università che è stata repentinamente licenziata dopo aver confessato il reato.

Presumibile pensare che oltre ad un sistema informatico disponibile la segretaria non operasse da sola. Le indagini portano, infatti, ad ipotizzare l’esistenza di una vera e propria organizzazione che addirittura pare si occupasse di accattivare giovani e ricchi studenti affinché “affrontassero il loro percorso accademico senza grande stress!”

Pasqualina Scalea

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