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8 dicembre 2011

Criminali psicopatici: bad or mad?

Vi siete mai chiesti qual è la differenza tra un criminale comune e criminale psicopatico?

Semplice: al contrario del criminale assoluto, il criminale psicopatico presenterebbe un’integrità strutturale cerebrale sensibilmente ridotta con un’altrettanto ridotta connettività funzionale della corteccia prefrontale.

Questo, in poche parole, il dato che emerge da un’indagine congiunta delle università del Wisconsin e del New Mexico, pubblicata recentemente sul Journal of Neuroscience.

Ma su cosa si fonda questa associazione fra psicopatia e anomalie cerebrali?

Generalmente le teorie a sostengo della cosiddetta “base neurobiologica della psicopatia” si riferiscono ad una disfunzione a carico dei circuiti neurali, localizzabile nella corteccia prefrontale ventromediale, quella, cioè, che presiede i processi di empatia e, soprattutto, quelli legati al senso di colpa.

Ad oggi sono pochi gli studi di neuroimaging che hanno cercato di indagare la psicopatia alla luce delle anormalità strutturali e funzionali riscontrabili all’interno del cervello.

Avvalendosi del neuroimaging a tensore di diffusione (DTI), il gruppo di ricerca di Madison – Albuquerque sarebbe riuscito a dimostrare che la psicopatia è imputabile (nella maggior parte dei casi) alla ridotta integrità strutturale del fascicolo uncinato destro, principale area di interconnessione fra la corteccia prefrontale ventromediale (vmPFC) e il lobo temporale anteriore.

Attraverso lo strumento della risonanza magnetica funzionale (fMRI) , la ricerca ha poi evidenziato un altro aspetto caratteristico: comparando gli “scan” dei cervelli di 20 carcerati diagnosticati come “psicopatici” con quelli di 20 carcerati non psicopatici è stato infatti osservato che la psicopatia è associabile anche a una ridotta connettività funzionale fra la vmPFC e l’amigdala (che modula le emozioni, principalmente paura e ansia), e fra la vmPFC e la corteccia parietale mediale.

“Insieme, questi dati convergenti confermano l’ipotesi della ridotta connettività della corteccia prefrontale ventromediale quale caratteristica neurobiologica tipica della psicopatia” – ha dichiarato Michael Koenigs, professore di psichiatria alla University of Wisconsin School of Medicine, nonché coordinatore dello studio – “Queste strutture del cervello che regolano le emozioni e il comportamento sociale, sembrano non comunicare fra di loro come dovrebbero”.

Una notizia che ha subito fatto il giro del mondo, sollevando un dibattito di dimensioni planetarie sulle inevitabili implicazioni cliniche e legali di una simile “conclusione”. Divisa l’opinione.

La domanda, insomma è: crudeltà o pazzia (malattia)? I criminali psicopatici, in altre parole, sono “cattivi” perché vittime delle loro deficienze neuronali?

Di queste ed altre tematiche legate alla ricerca neuroetica e al rapporto fra neuroscienze e società, si parlerà il 15 Dicembre a Roma (CNR, Aula Marconi), giorno per il quale è atteso il convegno Neuroetica e Tribunali. Profili di responsabilità morale, legale e sociale nella prospettiva delle neuroscienze, organizzato dall’Istituto di Studi Giuridici Internazionali del Consiglio Nazionale delle Ricerche (ISGI-CNR) in collaborazione con la Sezione di Storia della Medicina della Facoltà di Farmacia e Medicina della Sapienza Università degli Studi di Roma e con il Dipartimento di Filosofia della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli Studi di Roma Tre.

Interverranno i relatori: Adina L. Roskies (del Darmouth College), con una lectio magistralis intitolata “Brain scans in the courtroom: rethinking the threat”, Giuseppe Sartori, Pietro Pietrini, Mario De Caro, Amedeo Santosuosso, Gilberto Corbellini, Andrea Lavazza.

Matteo Napoli

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