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2 dicembre 2011

Don Luigi Ciotti “A scuola di antimafia – Il riutilizzo sociale dei beni confiscati”

Come è sua abitudine, ha parlato senza mezzi termini e frasi sibilline, arrivando dritto al nocciolo del problema. Un accorato intervento, carico di significati, quello del Presidente nazionale di “Libera, Associazioni nomi e numeri contro le mafie”, don Luigi Ciotti, che questa mattina ha chiuso, nell’Aula Magna dell’UniCal, il corso “A scuola di antimafia – Il riutilizzo sociale dei beni confiscati”.

“Ho speso una vita a costruire “un noi”– ha detto Don Luigi Ciotti ripercorrendo la storia del suo impegno sociale con il Gruppo Abele -, ed oggi sono qui per testimoniare l’impegno e la passione di tante persone che mi hanno accompagnato in questo lungo percorso”

Il religioso, quindi, rivolgendosi agli studenti che l’ascoltavano, ha lanciato un forte messaggio.

“Ho il desiderio di trasmettervi l’esigenza di muoversi nel tempo e non contro il tempo. Viviamo spesso inconsapevolmente una dittatura del presente. Ma il presente è vivo solo in rapporto ad un progetto di democrazia che deve essere costruito passo dopo passo. Non può esserci democrazia senza due doni: giustizia e dignità umana. Ma la democrazia non starà mai in piedi se non c’è una terza gamba che è rappresentata dalla responsabilità”.

Per Don Luigi Ciotti serve una stagione d’impegno concreto per produrre un cambiamento reale. Uno scatto sociale che non può prescindere dall’affermazione del valore della cultura che – ha detto – “offre strumenti di conoscenza che servono per essere liberi”.

Il fondatore del Gruppo Abele ha poi lanciato una forte accusa a quanti fanno professione di legalità pur comportandosi in maniera opposta.

“La legalità è una bandiera che viene spesso agitata anche da chi la calpesta ogni giorno – ha detto -. E’ necessario abbattere quella “zona grigia” che è una zona di legalità malleabile: un luogo interiore più che un luogo fisico. La vera forza della mafia sta fuori dalla mafia e spesso ha il volto di un incensurato. In questo senso le responsabilità della politica sono enormi. Serve determinazione e coerenza. Lotta alla mafia significa, lavoro, scuola, cultura e sostegno ai territori più fragili. Non si ottengono grandi risultati se cresce lo stato penale e diminuisce quello sociale. La speranza, in alcune parti d’Italia, si chiama giustizia sociale ed ha il volto delle opportunità e dei progetti concreti”.

Infine un appello a rafforzare uno strumento che sta ben funzionando nel contrasto alla criminalità organizzata. “La confisca è una realtà positiva, ma c’è un 55 per cento dei beni confiscati che non può essere destinato a causa delle ipoteche bancarie che gravano su di essi. Questo è inaccettabile e la politica anche nei confronti delle banche deve essere molto chiara”.

Don Luigi Ciotti ha anche annunciato che lo storico «Cafè De Paris» di Roma, confiscato alla ‘ndrangheta, ospiterà tutti i prodotti dell’associazione antimafia «Libera».

“Immaginate che bello: proprio in quel bar storico, finito nelle mani della ‘ndrangheta, – ha detto – arriveranno l’olio, il vino e la pasta che sono il segno del riscatto”.

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