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18 dicembre 2011

Fuori gli scimpanzè dai laboratori!

Il NIH ha sospeso temporaneamente i finanziamenti ai progetti di ricerca che sfruttano gli scimpanzè nei laboratori, dopo che una Commissione istituita dall’Institute of Medicine ha redatto un rapporto sull’effettiva necessità dell’utilizzo di questi animali per ricerche sulle malattie.Giovedì scorso, il National Institute of Health ha sospeso temporaneamente i finanziamenti alle ricerche comportamentali e biomediche sugli scimpanzé, assicurando che la Commissione interna deputata a decidere quali progetti di ricerca finanziare non accetterà più proposte che prevedono l’utilizzo di scimpanzé. Gli Stati Uniti sono infatti l’unico Paese, assieme al piccolo Stato africano del Gabon, con programmi di ricerca medica attiva che prevedono l’uso di scimpanzé come cavie, dopo che l’Unione Europea lo scorso anno li ha vietati.

La decisione è arrivata dopo un anno di proteste pubbliche e dibattiti. Nel dicembre 2010, il NIH aveva autorizzato il trasferimento di vecchi scimpanzé da una “casa di riposo” per animali attempati nel New Mexico ad un laboratorio di ricerca attivo in Texas. Il fatto ha suscitato accese proteste nelle piazze da parte di gruppi animalisti, arrivando all’attenzione dei senatori Jeff Bingaman,Tom Harkin e Tom Udall, che hanno chiesto all’Institute of Medicine di valutare la questione.

L’Institute of Medicine, che fa parte della National Academy of Sciences, ha così nominato una Commissione di 12 membri, presieduta da Jeffrey Kahn, docente di bioetica e politiche pubbliche presso la Johns Hopkins University, che ha redatto un rapporto, presentato Giovedì scorso. Il rapporto non approva un divieto assoluto delle ricerche sugli scimpanzé, piuttosto traccia le linee-guida da seguire per valutare l’effettiva necessità dell’utilizzo degli scimpanzé nelle ricerche. Tali criteri richiedono che la ricerca sia necessaria per la natura umana e che non vi sia altro modo per realizzarla.

Il rapporto ha infatti evidenziato che l’utilizzo di scimpanzé, simili agli esseri umani per intelligenza e consapevolezza emotiva, non è necessario nelle ricerche su cancro, HIV/AIDS o altri mali, concludendo che solo un tipo di malattia potrebbe giustificare il loro uso nelle ricerche: lo sviluppo di un vaccino per prevenire l’epatite C, che colpisce 3,2 milioni di americani. Una conclusione che resta comunque controversa, considerando che la metà dei membri della Commissione afferma, al contrario, che la ricerca sui vaccini per prevenire l’epatite C potrebbe comunque andare avanti senza dover per forza sfruttare gli scimpanzé.

In seguito a questo rapporto è quindi arrivata la decisione del NIH di sospendere le ricerche mediche sugli scimpanzé, con grande gioia dei gruppi animalisti e di tutti gli oppositori di questo tipo di ricerche: un grande passo avanti nella battaglia contro lo sfruttamento degli animali da laboratorio.

Giulio Oliani

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