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12 dicembre 2011

I vestiti modenesi all’ultima moda… tecnologica

Dalle stampe inglesi del 1700 in cui gli uomini potevano volare indossando un semplice cappotto ai laboratori modenesi del 2011: un filo di cotone nel quale è possibile far passare un transistor permetterà di tenere sotto controllo il battito cardiaco come di ascoltare musica nel tempo libero.

Il progetto è stato realizzato dal centro S3 dell’Istituto di Nanoscienze del Cnr, con sede nel campus scientifico di via Campi a Modena, in collaborazione con l’Università di Bologna.
Annalisa Bonfiglio del centro S3 spiega che in realtà esistono già sul mercato dei vestiti elettronici, «ma il limite finora è stato l’ingombro dei dispositivi e la scarsa adattibilità agli indumenti delle parti più rigide»: ecco perché la Bonfiglio, la collega Beatrice Fabroni dell’Università di Bologna e Giorgio Mattana e Piero Cosseddu dell’Università di Cagliari si sono concentrati sull’indossabilità di questi vestiti tecnologici, individuando nel cotone la fibra più adatta allo scopo, in quanto la più flessibile, economica e comoda.
Il cotone non è tuttavia un conduttore, al contrario dei materiali adottati finora, come il silicio: questo non ha certo fermato i ricercatori, che sono riusciti a rivestire i fili con uno strato di nanoparticelle d’oro e polimeri conduttivi, creando così la prima struttura del transistor. Tutto questo senza minimamente comprometterne la comodità e l’elasticità.

Gli impieghi dei vestiti tecnologici saranno tanto vasti quanto pratici: negli ospedali potranno essere utilizzati per monitorare i pazienti più a rischio, in modo da tenerne sotto controllo la temperatura corporea e il battito cardiaco; la stessa utilità l’avranno nell’atletica e negli sport estremi come nei lavori a rischio. Nel campo ricreativo, questi abiti permetterebbero di ascoltare musica od essere collegati agli smart-phone.

La ricerca è nata da uno studio condotto dalla Bonfiglio e dalla Fabroni presso la Cornell University negli USA e ha visto coinvolto anche il Centre Microélectronique de Provence. Ha preso forma anche un brevetto, ora in fase di deposito.
La ricerca è stata anche pubblicata dalla rivista internazionale “Organic Electronics“, specializzata nel trattare l’applicazione delle tecnologie a dispositivi come i diodi organici emettitori di luce o i transistor a film sottile.

Francesca Corno

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