• Google+
  • Commenta
23 dicembre 2011

Identità antropologica calabrese

L’Italia è considerata un suggestivo mosaico gastronomico e la Calabria disposta geograficamente tra il Mar Tirreno e il Mar Ionio contribuisce a caratterizzare questo mosaico, scolpendo tasselli multicolori armoniosamente integrati nel contesto di riti, sapori e tradizioni del luogo. Chi effettua un viaggio per ammirare questa regione per conoscere la sua storia e la sua cultura si rende conto che, quel territorio pittoresco e ricco paesaggisticamente sia nel versante montano che nella suggestiva costa tirrenica e ionica è ricco di tradizioni, usi e costumi veramente caratterizzanti l’identità e la civiltà di essa. L’uccisione del maiale e tutti i sapori che intorno ad esso ruotano non sono importanti solo per la produzione dei vari salumi preparati con ingredienti unici di questa terra, ma soprattutto per quel rito che secondo vari studi risalerebbe a circa cinquemila anni fa.

Testimonianze certe sono state reperite nella terramare in cui gli insediamenti hanno caratterizzato le zone soggette ad inondazioni nella penisola risalenti all’Età del Bronzo. In Calabria, appunto, riveste un significato ancora più ampio perché ha condizionato molto nella storia anche l’economia, gli usi e costumi delle sue popolazioni. Oggi, il suino nero calabrese è stato recentemente iscritto nel Registro nazionale delle razze suine, considerandone la reintroduzione in allevamento allo stato semibrado al fine di ottenere una produzione biologica di carni ed insaccati tipici, inconfondibili come le “soppressate e le salsicce” di elevatissima qualità. Infatti l’allevamento dei suini neri calabresi si sposa ottimamente con il trend della ricerca e la riscoperta degli antichi sapori. È in tale contesto che la sua valorizzazione ha ottenuto il marchio DOP, oltre per i prodotti citati ed anche per la “pancetta” e la “cervellata”. Se oggi quindi nella civiltà della globalizzazione il maiale resiste come strumento di continuità nell’economia calabrese, come richiamo turistico, nelle località che ancora offrono cibi e sapori di altri tempi è necessario illustrare in che modo questo animale sia parte integrante della cultura e della vita dei calabresi. Non si contano i proverbi, i modi di dire, le frasi caratteristiche che richiamano appunto la cultura e l’economia del “porcu”.

Non è esagerato affermare che il maiale è così radicato nella cultura, specie in quella contadina calabrese che a volte si erge ad “amico”, a compagno di vita e di sventura se non addirittura a componente della famiglia. Ci troviamo di fronte ad un vero e proprio rito. Carica di valenze rituali d’arcaica origine è perciò sopravvissuta nel tempo e si è rinnovata anche per soddisfare sia i bisogni materiali che quelli immateriali, legati alla condivisione e alla socializzazione della cultura, dove si rafforzano legami con il gruppo sociale di appartenenza. Infatti alcuni studiosi affermano che proprio intorno ai tempi e alle modalità del rituale della macellazione si determinano i ruoli di estrema importanza per la Calabria geograficamente in posizione di isolamento perciò costretta a contare solo sulle sue forze. Infatti tutto ciò è documentato perfettamente nella letteratura folklorica di questa regione dai proverbi, dai canti, dai racconti. Il rito è molto importante sia per la psicologia degli abitanti, sia per la sua economia. Ricordiamo il proverbio che si sente in tutte le aree della regione: “cu su marita esti contentu nu jornu, ma cu ammazza lu porcu godi ‘n’ annu” (chi si sposa è felice un giorno, chi ammazza il maiale gode per tutto l’anno). Ma per descrivere e caratterizzare questo rito va illustrata l’evoluzione storica, la tradizione e tutto ciò che ha fatto scaturire appunto l’allevamento domestico del porco.

Così si esprime lo studioso Vallega: “L’identità antropologica, le caratteristiche etniche di un determinato popolo risultano, inevitabilmente, influenzate dalla morfologia del territorio che lo stesso abita. La diversità degli ambienti naturali fornisce all’agire umano occasioni diseguali, vincoli e resistenze differenti. Il geografo Paul Vidal de la Blache sosteneva che le forze di organizzazione del territorio, attraverso le quali si esplicitano i “generi di vita”, scaturiscono dall’incontro dei fattori ambientali e dell’azione umana. Il territorio della provincia di Cosenza, crogiuolo di genti, civiltà, idiomi, di cui custodisce ancora l’essenza, ha da sempre legato il suo aspetto fisico alle esperienze culturali e alle forme organizzativo-operative di nascenti populi“.

Francesco De Pascale

Google+
© Riproduzione Riservata

Copyright © 2004-2015 - Reg.Trib. Salerno n°1115 dal 23/09/2004 | CF: 95084570654 - P.IVA 01271180778

Magazine di informazione su Scuola, Università, Ricerca, Formazione, Lavoro
Attualità, Tendenza, Arts and Entertainment, Appunti, Web TV e Web Radio con foto, immagini e video.
Tutto quello che cercavi e devi sapere sui giovani e sulla loro vita.

Redazioni | Scrivi al direttore | Contatti | Collabora | Vuoi fare pubblicità? | Normativa interna | Norme legali e privacy | Foto | Area riservata |

Per offrirti la migliore esperienza possible questo sito utilizza cookies.
Continuando la navigazione sul sito acconsenti al loro impiego in conformità della nostra Cookie Policy